Carpi, sgarbo a Lotito e un punto di speranza
I biancorossi impongono lo 0-0 alla Lazio e guadagnano sul Genoa ora a -5
ROMA. Inizia sotto buoni auspici il 2016 biancorosso: all'Olimpico di Roma, la squadra di Castori conferma i progressi di fine anno e impone il pareggio ad una Lazio spenta, raramente pericolosa dalle parti di Belec. Zaccardo e compagni si rendono protagonisti di una buona prova difensiva, senza sbavature e perdite di concentrazione. Meno incisivi in zona d'attacco, dove per la prima volta nella stagione, fatte salve assenze per squalifica, non viene concesso alcun minuto a Borriello. Un passo che sembra portarlo lontano da via Marx. Chi di certo ha masticato amaro in tribuna è stato il presidente laziale Lotito, costretto a vedere i suoi 52 milioni di stipendi arrancare di fronte ai 13 degli avversari. Il pareggio dimostra che aveva ragione lui, la scorsa stagione, a temere la promozione del Carpi: probabilmente si riferiva alla sua Lazio più che al campionato. In avvio, mister Castori schiera la difesa a tre, che diventa spesso a cinque con Letizia e Pasciuti ripiegati sulla linea. Davanti, invece, sceglie la velocità Di Gaudio e Mbakogu. Formazione annunciata per Poli, con Onazi nel ruolo di play-maker al posto dello squalificato Biglia. Gioca senza timori, il Carpi, sin dal fischio iniziale. Pressing forsennato a centrocampo, guerra sulle seconde palle e improvvise verticalizzazioni per innescare la coppia di attaccanti. La tattica dà buoni frutti soprattutto nei minuti iniziali, quando la Lazio sembra quasi assopita. Al 4' Zaccardo va addirittura in rete sugli sviluppi di calcio d'angolo, ma la sua posizione è di fuorigioco. Regolare, invece, la successiva serpentina con la quale Di Gaudio cerca di bissare l'impresa di Firenze in Coppa Italia, ma la palla questa volta sfila a mezzo metro dal palo. Non trova il bandolo la Lazio di Pioli. Onazi non riesce a dare geometrie sbagliando spesso scelte e appoggi, mentre sulle fasce Pasciuti e Letizia fanno buona guardia su Candreva e Felipe Anderson.
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I padroni di casa ci provano così da fuori, ma senza mai centrare la porta. Il tempo scivola via senza grandi emozioni e gli unici sussulti sono per le progressioni di uno scatenato Konko sulla destra, ma tutto evapora d'un tratto nel momento dell'ultimo passaggio. Il Carpi non soffre neppure quando abbassa inevitabilmente il ritmo per rifiatare lasciando tutta l'iniziativa agli avversari. Alla fine del primo tempo il possesso dei biancocelesti è del 70% senza che Belec se ne accorga se non per un rimpallo che favorisce Matri prima dell'intervento in recupero di Pasciuti. La squadra di Pioli si ripresenta dopo l'intervallo con un cambio: fuori un evanescente Felipe Anderson e dentro Keita a sinistra, con Candreva dirottato dalla parte opposta. La verve del nuovo entrato mette pressione e la Lazio alza il baricentro costringendo il Carpi a difendersi basso. L'occasione buona per sbloccare l'incontro capita però sui piedi di Zaccardo: sfrutta un recupero palla di Lasagna su Konko, si invola verso l'area ma conclude debolmente su Berisha. E' troppo anche per Poli, che gioca l'ultima carta: fuori un centrocampista, Cataldi, e dentro Klose a disegnare un 4-2-4 che fa paura solo sulla carta. Al 25' arriva il momento dell'esordio di Crimi, da pochissimi giorni alla corte di Castori. Sostituisce Marrone e si piazza al centro della linea mediana. I padroni di casa ci provano da lontano con Candreva e con Konko senza mai centrare lo specchio. Qualche pericolo in più arriva da Keita, sempre vivo sulla fascia sinistra. Al 26' si accentra proprio da lì e scarica un destro che termina a lato di mezzo metro. Il malumore dell'Olimpico cresce col passare dei minuti, ma la Lazio non riesce ad aggirare il fortino. L'ingresso di Djordjevic a una decina di minuti dal termine è una chiamata all'assalto finale, ma l'unico brivido arriva al 42' quando Klose salta più alto di Belec buttando alle stelle. E' invece il Carpi a concludere in avanti: al 49' Lasagna si libera di Konko sulla linea di fondo, ma l'angolo è cieco e Berisha chiude bene. Il triplice fischio, che arriva dopo cinque minuti di recupero, scatena i fischi dei 12 mila dell'Olimpico, peggior dato stagionale per la Lazio.
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