Carpi a due facce, la storia continua: 26 punti all’andata, solo 11 nel ritorno
L’analisi di Cassani: «Ritmo e intensità fino a gennaio, poi è stato più difficile»
CARPI. La sconfitta interna contro il Forlì non lascia ferite in classifica: la salvezza era già stata blindata, nero su bianco, dalla matematica. E tuttavia, sarebbe superficiale archiviarla come un incidente indolore. Perché il passo falso illumina, con crudezza, il divario sempre più marcato tra il Carpi dell’andata e quello del ritorno: 26 punti contro 11, sia pure con una gara ancora da giocare.
«Sono mancate le certezze»
Numeri che impongono riflessioni profonde. Stefano Cassani non si sottrae all’analisi, anzi la invoca con lucidità: «Abbiamo cercato di fare del nostro meglio e ci siamo riusciti fino a quando abbiamo tenuto una intensità e un ritmo molto alto, cioè fino a gennaio. Quando abbiamo perso forza nei duelli ci sono venute a mancare certezze a abbiamo perso la consapevolezza che ci ha dato continuità nei primi quattro mesi». Una mancanza che non può essere imputata all’impegno: «Chi sta tirando la carretta da tanto tempo è arrivato col fiato corto e si vede. Ma tutti hanno dato tutto per arrivare all’obiettivo. Tutti hanno dato il massimo».
«Siamo stati poco incisivi»
Quanto alla partita con il Forlì, il giudizio resta severo: «Non sono soddisfatto. Potevamo avere più fame e grinta nell’approcciare la partita. Loro ne hanno avuti più di noi e si è visto. Abbiamo avuto due o tre palle gol importanti che non abbiamo sfruttato. Loro una e l’hanno sfruttata bene. Volevamo essere più cinici e far meglio. Siamo stati poco incisivi quando riuscivamo ad aprire la palla contro la linea. Invece di puntare torniamo indietro o giochiamo una palla scontata. Il lavoro che fai, invece, deve arrivare a dare pericolosità».
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