Mister De Biasi fa 70: «Modena, ti voglio in A»
Il tecnico festeggia il suo settantesimo compleanno: «Galloppa è una scelta interessante. Bonato? Quello che serviva»
MODENA. Dagli esordi da calciatore professionista in quel di Treviso passando per quello in panchina nelle giovanili del Bassano fino alle avventure da ct con Albania ed Azerbaijan. Martedì 16 giugno compie 70 anni, curiosamente proprio il giorno della presentazione del nuovo mister gialloblù Daniele Galloppa, uno degli allenatori più amati sotto alla Ghirlandina vale a dire Gianni De Biasi.
In attesa della giusta proposta per tornare protagonista, il tecnico nativo di Sarmede ha parlato di presente, passato e futuro a tinte gialloblù e non solo. Mister, con lei il Modena è salito per l’ultima volta in Serie A.
Con la famiglia Rivetti potremo rivivere questo sogno?
«Questa proprietà ha portato stabilità e serietà ed il presidente ha dimostrato di saper fare il manager e l’imprenditore. Credo abbia preso a cuore questa missione partendo dal centro sportivo che è un punto di partenza per qualsiasi realtà. Ho avuto modo di ascoltarlo nel Bsmt Podcast su Youtube e mi è piaciuto per come ha raccontato la sua storia e la sua carriera imprenditoriale. La Serie A? Modena è una realtà che può ambire a rimanerci in pianta stabile, credo che con questa gestione possa pensare a puntarci seriamente, a muso duro, quanto prima».
Intanto si riparte da un mister giovane come Galloppa, lo conosce?
«Lo conoscevo come giocatore, ottimo centrocampista. Nell’ultima stagione ha fatto un buon campionato in panchina e chi lo ha preso lo avrà seguito e valutato. Credo che per lui sarà una grande opportunità in una piazza che può dargli la possibilità di mettere in mostra le qualità che ha fatto vedere in questo inizio di carriera». La società si è anche strutturata ulteriormente con Nereo Bonato. «Lui lo conosco bene, è una buona soluzione perché è una persona che lavora sempre sottotraccia, seriamente e non uno che balza alle cronache dei giornali. Cercherà di portare l’esperienza fatta in varie realtà e la ritengo una scelta molto buona».
Parlando di lei, invece, cosa vede nel suo futuro?
«Se mi verrà proposta una panchina che mi interessa la prenderò molto volentieri. Devo trovare, però, un progetto che mi piace altrimenti continuerò ad aspettare come fatto in questi anni. Un ruolo da direttore tecnico? È anche questa una possibilità che mi piacerebbe».
Nel suo passato, invece, ci sono tante belle imprese. Qual è stata la più importante? Forse quella di portare agli Europei l’Albania?
«È la più bella, ma per l’appunto non è l’unica perché penso a quella col Modena così come le esperienze di Torino e Ferrara dove ho fatto molto bene. Senza dimenticare l’ultima, quella con l’Azerbaijan, con cui siamo riusciti a vincere cinque partite consecutive. Si tratta di un risultato che difficilmente potrà essere replicato in futuro in quel contesto».
In carriera ha sfiorato la panchina della Nazionale e le manca quella di un grande club.
«Quello della Nazionale è stato un colpo duro perché ero all'apice della mia carriera. Per quanto riguarda i club mi sarebbe piaciuto mettermi alla prova in una big, sono convinto che avrei potuto fare bene. A inizio anni 2000 potevo entrare in una grande agenzia, ma ho rifiutato due volte, sono sempre stato uno spirito libero e ho preferito andare avanti con le mie gambe».
A proposito di Nazionale, infine, che idea si è fatto delle difficoltà azzurre?
«Non serve un grande nome, se dessero una chance a Baldini magari valorizzerebbe qualche ragazzo. A livello giovanile l'unico che lavora come si deve credo sia Maurizio Viscidi. In Italia se l'allenatore perde due partite viene mandato via o messo in discussione. Io sono contrario a tutti questi esoneri».
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