Gazzetta di Modena

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Il caso

Saluto romano e dito medio: la foto della dipendente licenziata per lo scandalo Amo

di Luca Gardinale

	La sede di Amo
La sede di Amo

Pubblicato su Instagram, lo scatto è rimbalzato tra un telefono e l’altro, facendo arrabbiare amministratori, politici e soci dell’Agenzia di Mobilità: la donna è indagata per l’ammanco di oltre mezzo milione, soldi pubblici sottratti dalle casse

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MODENA. Qualcuno ha notato soprattutto lo smalto nero e il relativo dito medio alzato, mentre qualcun altro preferisce concentrarsi sull’altro braccio: quello destro, teso in un saluto romano piuttosto evidente. Una foto che è rimbalzata tra un telefono e l’altro, facendo arrabbiare amministratori, politici e soci dell’Agenzia di Mobilità. Perché il caso è ancora quello di Amo, che vede una ex dipendente accusata per l’ammanco di oltre mezzo milione di euro dai conti della società che gestisce la mobilità provinciale. E a tornare al centro dell’attenzione è ancora la ex dipendente dell’Agenzia, e in particolare una foto postata sul suo profilo Instagram in cui sorride, facendo il dito medio con una mano e il saluto romano con l’altra, accompagnando il tutto con la scritta “salutiamo”.

Le reazioni

Un gesto non necessariamente riconducibile al caso-Amo, ma che diversi sindaci e soci dell’Agenzia di Mobilità hanno letto come un affronto, o comunque un’immagine poco opportuna, considerando il peso del caso che vede coinvolta la ex dipendente e il fatto che venerdì 12 dicembre il Tribunale civile di Modena abbia disposto per lei il pagamento dell’88% della somma contestata. «Il Tribunale di Modena, in sede civile - ha fatto sapere Amo venerdì scorso - ha confermato la fondatezza della ricostruzione dell’Agenzia in ordine al percorso seguito dalla quasi totalità dell’ammanco registrato, stabilendo che le somme oggetto dei bonifici confluiti sul conto dell’ex dipendente dovranno essere restituite dalla stessa ex dipendente, licenziata per giusta causa». Una situazione che ha portato diversi sindaci e soci dell’Agenzia di Mobilità a giudicare inopportuna una foto che è stata condivisa da un telefono all’altro, suscitando indignazione per quello che resta il caso più scottante del 2025 in provincia.

Gli sviluppi

Nel frattempo, dal punto di vista politico si registra una vittoria dell’asse Mezzetti-Braglia: il sindaco di Modena e il presidente della Provincia, ovvero i rappresentanti dei due soci principali dell’Agenzia di Mobilità, hanno premuto con grande decisione - Braglia in particolare - affinché l’amministratore unico Andrea Bosi (che con questa scelta si è riavvicinato a Mezzetti) passasse alla “fase due” dell’operazione per arrivare al recupero della somma scomparsa dalle casse di Amo, acquisendo il parere legale per le possibili azioni di responsabilità sociale nei confronti degli ex dirigenti dell’Agenzia, ovvero i due ex amministratori unici Stefano Reggianini e Andrea Burzacchini e i due ex direttori Alessandro Di Loreto e Daniele Berselli. Una decisione piuttosto significativa, perché riguarda prima di tutto Reggianini, che ai tempi dell’esplosione del caso Amo era segretario provinciale del Pd, ruolo dal quale si è dimesso a metà luglio proprio in seguito ai fatti relativi all’Agenzia di Mobilità. Al momento, i diretti interessati preferiscono non commentare.