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Il caso

Caso Amo, il Tribunale di Modena: «L’ex dipendente deve restituire 448mila euro»

di Luca Gardinale

	Bosi e Bonetti, nuovi amministratore e revisore di Amo
Bosi e Bonetti, nuovi amministratore e revisore di Amo

La cifra corrisponde all’88% dei soldi pubblici sottratti all’Agenzia per la Mobilità. L’amministratore unico Andrea Bosi: «Giustizia celere»

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MODENA. Quattrocentoquarantottomila euro. È questa la cifra che la ex dipendente dell’Agenzia di Mobilità di Modena accusata per l’ammanco di circa mezzo milione nelle casse della società dovrà restituire ad Amo.

La decisione dei giudici

A deciderlo è stato il Tribunale di Modena, in sede civile, accogliendo così la richiesta dell’amministratore unico Andrea Bosi per il caso esploso a fine giugno. «A 5 mesi dalla mia nomina - spiega Bosi - abbiamo ottenuto il titolo esecutivo per recuperare l’88% delle risorse pubbliche sottratte ad Amo, vicenda per la quale, su istanza dell’Agenzia, è stato aperto anche un procedimento penale in cui Amo è parte lesa. Il Tribunale di Modena, in sede civile, ha confermato la fondatezza della ricostruzione dell’Agenzia in ordine al percorso seguito dalla quasi totalità dell’ammanco registrato, stabilendo che le somme oggetto dei bonifici confluiti sul conto dell’ex dipendente dovranno essere restituite dalla stessa ex dipendente, licenziata per giusta causa. Si tratta di un esito di particolare rilievo - incalza Bosi - tenuto anche conto della straordinaria rapidità con cui è stato raggiunto, a dimostrazione di una giustizia che, quando adeguatamente attivata e supportata, è in grado di funzionare efficacemente al servizio delle istituzioni e dei cittadini».

Assente in aula di Tribunale

Durante l’udienza del 27 novembre l’ex dipendente non si era presentata personalmente, mentre Amo - rappresentata dall’amministratore unico, affiancato dai legali Federica Nicolini e Sandro Mainardi - aveva richiesto la concessione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo emesso il 14 agosto nei confronti della stessa ex dipendente, accusata di aver incassato indebitamente quasi il 90% delle somme mancanti mediante bonifici sul proprio conto corrente. Il giudice ha concesso la provvisoria esecuzione del Decreto ingiuntivo opposto, per un totale di 448.157 euro. In sostanza, la ex dipendente dovrà restituire la cifra relativa ai bonifici che secondo l’accusa avrebbe fatto al suo stesso conto, mentre la parte mancante, il 12%, è relativo a prelievi in contanti e altre operazioni.

Il caso Reggianini

«Una parte importante dell’obiettivo che ci siamo posti è stata centrata - continua Bosi - per le restanti somme, rispetto alle quali la ricostruzione è più complessa, e che ho intenzione di recuperare con la stessa determinazione, sono in corso le interlocuzioni con gli ex amministratori di Amo, in linea con il mandato concordato con i soci, in merito alle potenziali azioni che potrebbero essere intraprese nei loro confronti». Ex amministratori che vedono in prima fila Stefano Reggianini, amministratore unico quando scoppiò il caso Amo, nonché segretario provinciale dal Pd, ruolo dal quale si dimise l’11 luglio.