Figlia uccisa a martellate: il padre 89enne va in ospedale psichiatrico
Eros Canepari trasferito dal carcere a una struttura di cura: nell’interrogatorio davanti al gip non ha saputo nemmeno indicare il luogo in cui è nato
CASTELNUOVO. È stato disposto il trasferimento in ospedale psichiatrico giudiziario per Eros Canepari, l’89enne accusato di aver ucciso a martellate la figlia Monica, 63enne, domenica 4 gennaio nella casa in cui vivevano a Castelnuovo.
L’udienza
È la decisione che ha preso ieri il gip Andrea Scarpa a seguito del “difficile” interrogatorio di garanzia che si è tenuto nel carcere di Sant’Anna dopo l’arresto dell’anziano da parte dei carabinieri con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Difficile perché, davanti al giudice – oltre al pm Francesca Graziano e l’avvocato Elisa Baldaccini – l’uomo, che è affetto da una grave forma di demenza senile, ha manifestato serie difficoltà di colloquio, anche nella semplice fase iniziale di accertamento delle generalità. Pare che non sia stato neanche in grado di indicare il luogo in cui è nato. Si faceva fatica in certi momenti a capire le sue parole. Non è stato quindi possibile addentrarsi nei fatti che gli sono stati contestati. «L’impressione – sottolinea l’avvocato Elisa Baldaccini – è che non ricordi nulla di quanto accaduto, che non si sia reso conto di quello che è successo. Servirà senz’altro una valutazione psichiatrica per accertare le sue condizioni». L’uomo non ha detto una parola sulla figlia che accudiva quotidianamente lui così come la madre, anche lei in precarie condizioni di salute.
L’esito
Il pm ha chiesto il permanere della custodia cautelare in carcere, l’avvocato ha evidenziato che a suo giudizio le condizioni erano incompatibili con la detenzione nel carcere di Modena. Il giudice si è riservato di effettuare alcune valutazioni e poi nel primo pomeriggio ha comunicato l’esito: ha convalidato l’arresto eseguito dai carabinieri domenica in quasi flagranza di reato, confermando poi il carcere ma disponendo il trasferimento dell’89enne presso un ospedale psichiatrico giudiziario, al fine di accertare le sue condizioni cliniche, per un periodo non superiore a 30 giorni. Valutazioni che poi saranno fondamentali per stabilire la sua capacità di intendere e volere, quindi di sostenere un eventuale processo.
L’autopsia
Nel pomeriggio del 7 gennaio, intanto, in Medicina legale a Modena è iniziata l’autopsia sulla salma della 63enne Monica. L’esame è cruciale per stabilire la dinamica dell’aggressione fatale. Secondo i primi riscontri, è avvenuta a colpi di martello, arma che è stata subito individuata e sequestrata dai carabinieri. L’esame accerterà quanti colpi sono stati sferrati alla donna, e quali sono stati i suoi eventuali tentativi di difesa, che l’avevano portata a correre invano nel giardinetto, dove è stata raggiunta.
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