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La svolta

Caso Ruggi, sono stati gli escursionisti a spostare il teschio: ipotesi di morte per crollo della torre

di Daniele Montanari
Caso Ruggi, sono stati gli escursionisti a spostare il teschio: ipotesi di morte per crollo della torre

Ulteriore svolta sul giallo di Vitriola. Sono stati i due escursionisti a spostarlo nella collocazione innaturale: non c’erano secondi fini. È possibile allora che Daniela sia morta a causa di un crollo

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MONTEFIORINO. Il teschio di Daniela è stato trovato su una trave all’interno della torre di Pignone. Ma a metterlo lì non è stato qualcuno che ha “architettato” in modo particolare il ritrovamento dei resti. Sono stati gli stessi escursionisti che lo hanno rinvenuto all’interno della torre, con l’intento di proteggerlo, in attesa dell’arrivo dei carabinieri.

Teschio spostato

È il particolare che trapela sul clamoroso ritrovamento del 1° gennaio da parte dei due escursionisti, che ha aperto la strada alla svolta nelle indagini sulla scomparsa della ragazza. Ed è un particolare che può condurre a uno sguardo tutto diverso sulla sua tragica fine, allontanando l’ipotesi dell’omicidio e avvicinando quella del tragico incidente di cui può essere stata vittima la ragazza. La posizione originale del teschio infatti era a terra, in mezzo alle macerie del piano crollato all’interno della torre. L’intervento umano che l’ha portato sul trave è stato fatto senza nessun secondo fine, anzi: con tutta probabilità con l’intenzione di evitargli altri danni. Certo, sarebbe stato molto meglio non toccarlo: quando si trova un cadavere, o i resti di un cadavere, la prima raccomandazione è sempre quella di non toccare nulla. Ed è stato forse anche per questo che i due escursionisti sono stati sentiti a lungo dai carabinieri dopo il ritrovamento, e forse “bacchettati”. Ma si è trattato con tutta probabilità di un gesto ingenuo, fatto in buona fede.

Daniela si è rifugiata lì?

Se il teschio originariamente era tra le macerie, è ipotizzabile che il corpo – la testa in particolare – all’interno della torre sia stato smembrato da un crollo. In questa ipotesi è dunque possibile, anzi probabile, che scavando tra le macerie della torre a poco a poco si ritrovi tutto il resto. Vedremo. Ma come e perché Daniela è finita all’interno della torre? Pensare che qualcuno possa averla uccisa altrove e abbia pensato di nascondere lì il corpo non è l’ipotesi più plausibile. Daniela era abbastanza corpulenta, pesava sugli 80 chili: difficile, se non impossibile, portare a piedi un peso del genere senza lasciare tracce profonde nel terreno umido dell’autunno (è scomparsa il 18 settembre). Tracce che i ricercatori avrebbero visto subito. Ancora più difficile è pensare a un trasporto in macchina: ci vuole un fuoristrada per andare in via Pignone. E a maggior ragione sarebbero rimaste le tracce delle ruotate.

Rifugio o nascondiglio

In attesa di vedere quel che si troverà sotto le macerie, in questa fase è forse più plausibile pensare che Daniela sia andata nella torre per nascondersi, nella sua fuga dal mondo. E che qui sia morta in solitudine, o per un malore o per una pietra o una trave che gli è caduta addosso. La torre era pericolante da molto tempo. E non bisogna dimenticare che Daniela nei giorni della scomparsa era in uno stato di sconvolgimento emotivo. Aveva ricevuto a casa la visita dei servizi sociali che aveva sempre voluto scansare. Aveva avuto un malore che aveva richiesto il trasporto al pronto soccorso di Sassuolo, da cui era stata dimessa nel pomeriggio, per poi essere riportata a casa in serata da un mezzo di pubblica assistenza. Veniva da una giornata che, con questi eventi, aveva sconvolto la sua quotidianità. Poteva temere che i servizi sociali tornassero, e per questo potrebbe aver deciso di rifugiarsi nella torre pericolante. Dove però non entrava nessuno da molto tempo: il suo ingresso, i suoi movimenti possono aver ulteriormente compromesso i delicati equilibri statici della struttura lo stesso giorno della scomparsa, causando il cedimento che ha portato alla sua morte. Il corpo sarebbe rimasto celato tra le macerie, finché un ulteriore cedimento, o l’azione di qualche animale, non ha fatto emergere il teschio.