Omicidio stradale in via Nonantolana, il 20enne al giudice: «Mi dispiace per Antonietta»
I legali: «Nessuna risposta, è sotto choc». È stato sottoposto a interrogatorio di garanzia: il gip ha convalidato l’arresto e disposto il carcere
MODENA. Si è detto dispiaciuto e si è mostrato in forte stato di choc per quanto avvenuto. È comparso stamattina, 4 marzo, davanti al gip il 20enne di origine rom in carcere con l’accusa di omicidio stradale dopo l’incidente di sabato 28 febbraio sulla Nonantolana, costato la vita all’89enne Antonietta Berselli che, quel pomeriggio, era seduta nel sedile passeggero della Lancia Y guidata dalla figlia. Il giovane, assistito dagli avvocati Gianluca Scalera e Valentina Petroni, sabato è stato arrestato in flagranza dai carabinieri e oggi – 4 marzo - è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto il carcere.
In carcere
L’udienza di convalida si è tenuta al Sant’Anna: l’indagato ha rilasciato spontanee dichiarazioni. «Si è detto dispiaciuto per la vittima e per la sua famiglia – hanno spiegato i suoi difensori – Ed è sotto choc per quanto avvenuto». Dopo essersi scusato, poi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un suo diritto e una strategia difensiva in attesa di studiare gli atti e di chiarire con precisione la dinamica dello schianto. «Il nostro assistito – evidenziano Scalera e Petroni – è pentito: è un giovane incensurato, alla prima esperienza di questo tipo. È rimasto molto colpito da questa tragedia e – ribadiscono – le uniche parole che ha detto sono state rivolte ai familiari della vittima». Domenica sera in carcere si è presentato anche un altro giovane italiano di origine rom: si tratta di un 18enne ed è uno dei tre passeggeri che quel giorno viaggiavano sulla macchina che si è scontrata contro la Lancia Y sulla quale viaggiavano Berselli e la figlia. Dopo lo schianto i quattro avevano provato a fuggire e i carabinieri nell’immediato erano riusciti ad arrestarne tre (tra cui il conducente). Il 18enne era riuscito a dileguarsi ma, probabilmente anche sentendosi “accerchiato” dalle indagini dei carabinieri che hanno ricostruito i fatti anche con l’ausilio delle immagini di videosorveglianza della zona, domenica sera ha deciso di presentarsi in carcere per costituirsi. È stato denunciato a piede libero per omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale. Ad assisterlo c’è l’avvocato Luca Lugari.
Cosa è successo
L’incidente di sabato 28 febbraio ha suscitato profonda preoccupazione riaccendendo ancora una volta l’allarme sulla sicurezza e infiammando il dibattito sul campo nomadi di San Matteo, in cui dimoravano i giovani coinvolti. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, sabato pomeriggio l’Alfa 159 con a bordo i quattro ragazzi, in via Ciro Menotti, avrebbe accelerato alla vista di due pattuglie delle Squadre di intervento operativo del 5° Reggimento di Bologna, impegnate in un servizio perlustrativo. Ne è seguito un monitoraggio a distanza. L’auto ha proseguito lungo la Nonantolana senza rispettare semafori e limiti di velocità, fino a raggiungere l’incrocio con strada Albareto.
L’inseguimento
Con il semaforo rosso nella propria direzione di marcia, il 20enne al volante avrebbe sorpassato le vetture ferme e imboccato contromano la corsia opposta, entrando nell’intersezione mentre per chi proveniva da Albareto il verde era già scattato. L’impatto con la Lancia Y su cui viaggiavano le due donne è stato frontale. L’Alfa, dopo l’urto, ha terminato la corsa contro la saracinesca del negozio Foto Vip Modena. I giovani hanno provato a scappare ma tre sono stati arrestati subito. L’89enne, apparsa subito in condizioni critiche, è stata trasportata all’ospedale di Baggiovara, dove è deceduta poco dopo. La figlia ha riportato lesioni lievi. L’Alfa 159 non aveva l’assicurazione ed è risultato che il 20enne non ha mai conseguito la patente.
