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Scacco alla banda

Banda dei portavalori, viaggio dentro il covo di Vignola: le foto dei capannoni. Arrestato anche il custode

di Mattia Vernelli

	Il covo a Vignola
Il covo a Vignola

Si tratta di un uomo che si occupava della gestione dell’area in cui si era insediato il gruppo di rapinatori: dovrà chiarire i suoi rapporti con la bada. Un amico: «È un bravo ragazzo, non so cosa sia accaduto»

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VIGNOLA. Anche il custode dell’area in cui alloggiava da alcuni giorni la banda che stava preparando l’assalto al portavalori è stato arrestato: dovrà chiarire i rapporti coi rapinatori. Stando agli indizi raccolti dagli inquirenti, infatti, avrebbe favoreggiato il gruppo, ma il grado di colpevolezza è ancora tutto da ricostruire. Le indagini sono guidate dal capo della Squadra Mobile Mario Paternoster.

Chi è il custode

Non si tratta del proprietario dell’area, bensì di una persona che si occupava della manutenzione dei due capannoni e dello spazio verde circostante. In cambio di diversi lavori, il proprietario gli concedeva la possibilità di detenere lì alcuni strumenti da lavoro. Era di fatto diventato il suo deposito che però, negli ultimi giorni, per circostanze ancora da chiarire, si era trasformato nell’alloggio temporaneo della banda pugliese in attesa del colpo in autostrada. Ancora da ricostruire da quanto tempo i rapinatori fossero lì: probabilmente pochi giorni, considerato che il blitz è scattato appena gli agenti hanno appurato che la banda si era riunita.

Il racconto dell’amico

«Il custode lavora in una ceramica – racconta un suo amico –, è una bravissima persona e un grande lavoratore. È davvero strano. Non aveva sicuramente né voglia né tempo di fare determinate cose. Ho provato a chiamarlo ma non risponde da mercoledì pomeriggio. Così ho sentito la sua compagna, e mi ha riferito che è stato portato via dalla polizia», racconta l’amico che incontriamo proprio davanti ai capannoni. «Non è un ragazzo a cui piacciono i soldi facili, ripeto, è una brava persona. Dentro ai capannoni c’è tutta la sua attrezzatura: motoseghe, strumenti per aggiustare i trattori. Penso che la banda sia entrata dentro alla struttura forzando il portone d’ingresso. Entrare qui dentro non è affatto complicato, è tutto aperto», conclude l’amico. Sono dichiarazioni rilasciate ieri mattina, 19 marzo, prima della notizia giunta nel pomeriggio dell’arresto dell’uomo. Con i nuovi elementi raccolti dalla Mobile, è difficile a questo punto pensare che l’uomo fosse all’oscuro di tutto.

Zona insospettabile

L’area scelta come covo dalla banda è composta, come detto, da due capannoni e uno spazio verde utilizzato dai malviventi come deposito. Ci si accede facilmente da una strada sterrata in piazza Cooperazione, nella zona artigianale. Operai e lavoratori, tuttavia, raccontano di non aver notato nulla di strano negli ultimi giorni, e il passaggio di auto di lusso, spiega un dipendente di un’azienda, non ha sorpreso nessuno: «Qui ci sono diversi manager, di auto con grandi cilindrate ne vediamo quotidianamente. E l’area in cui alloggiavano, è abbastanza nascosta, dalle aziende non si vede proprio nulla». Da piazza Cooperazione, effettivamente, i capannoni non sono visibili, perché sorgono in una sorta di conca, in cui sono presenti anche due laghi. La vegetazione crea una cintura boschiva attorno alla quale l’area è riparata. La banda ha studiato bene l’area prima di stabilirsi, anche se per pochi giorni prima del colpo progettato. Si sospetta dunque il coinvolgimento di un cittadino che conoscesse bene la zona, uno dei quali potrebbe essere proprio il custode. Le indagini della polizia, con il supporto anche della scientifica, vertono proprio su questo punto: ricostruire le attività negli ultimi giorni a Vignola da parte della banda foggiana, arrestata dalla Polizia di Stato.

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