Maxi-operazione a Vignola, la polizia seguiva i rapinatori da mesi: il passo falso è stato riunirsi
La polizia era sulle loro tracce, blitz scattato quando hanno raggiunto Vignola Sono gli stessi dell’assalto al portavalori sull’A14 a Ortona di inizio gennaio
VIGNOLA. I quattordici uomini arrestati mercoledì 18 marzo nelle campagne vignolesi erano “attenzionati” da settimane. La polizia di Stato teneva sott’occhio i loro movimenti almeno da inizio gennaio, quando la Procura di Chieti ha avviato un’indagine sull’assalto a un portavalori nel tratto della A14 tra Ortona e Pescara, in Abruzzo. Quello che la banda stava preparando nei giorni scorsi sull’Autostrada A1, ai danni di un furgone di una nota società di portavalori in partenza da Bologna e che sarebbe transitato per Modena, era un colpo-fotocopia. Il passo falso dei componenti della banda - 13 foggiani e un albanese, tutti tra i 30 e i 60 anni -, quindi, è stato proprio quello di riunirsi. Quando gli agenti hanno appurato che tutti convergevano nello stesso luogo, è scattato il blitz degli agenti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, delle Squadre Mobili di Chieti e di Modena con il supporto operativo dei reparti speciali dei Nocs, coordinati dalle due Procure.
La scientifica
Ulteriori elementi utili all’indagine sono stati raccolti ieri mattina dalla polizia scientifica. Gli agenti hanno perlustrato l’area alla ricerca di impronte digitali e oggetti che la banda aveva accatastato lì. Nel quartier generale dei banditi c’era tutto l’occorrente per l’assalto: quattro mitragliatori modello AK-47 e, inoltre, polvere pirica con congegni elettronici e manuali. La polvere pirica non è altro che la polvere da sparo. Nel covo della banda sono stati inoltre ritrovati tre secchi di chiodi a punta per bloccare il transito dei veicoli durante il colpo in autostrada e numerosi indumenti per il travisamento durante l’assalto. Erano armati fino ai denti, pronti per scatenare l’inferno. A Vignola avevano trasferito anche un vero e proprio parco auto con camion, bolidi di lusso e di grossa cilindrata. In particolare, i rapinatori potevano contare su un autoarticolato di proprietà di uno degli arrestati, utilizzato per il trasporto di parte dell’attrezzatura. È stato ritrovato anche un apparecchio jammer, utile per inibire le comunicazioni telefoniche durante l’assalto. Tutti i mezzi e gli strumenti sono stati sequestrati dalla polizia.
Pace dopo la tempesta
Ieri è tornata la quiete tra le campagne vignolesi che il giorno prima sono state teatro di scontri a fuoco. I residenti si erano barricati in casa quando la polizia è entrata in azione. «Ho sentito prima l’elicottero – aveva raccontato una donna –, poi gli spari rompere il silenzio del pomeriggio. Mi sono affacciata dalla finestra e ho visto che dietro casa mia stava succedendo qualcosa di assurdo, tutte queste auto della polizia, il rumore di quelle mitragliate... ho avuto una gran paura e ho abbracciato mia figlia per rassicurarla, tremava dallo spavento. Poi, dopo qualche minuto, quei colpi alla porta mi hanno gelato il sangue», aveva concluso. Nello scontro a fuoco un agente è rimasto ferito da un colpo da arma da fuoco sparato a distanza ravvicinata. Il proiettile ha colpito un piede ed è stato trasportato in ospedale e operato d’urgenza.
Il colpo a Ortona
I rapinatori, nel tratto compreso tra Ortona e Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, il 5 gennaio avevano bloccato la carreggiata con un camion, probabilmente simile a quello ritrovato mercoledì nel covo. I componenti della banda hanno esploso colpi d'arma da fuoco per impedire l'avvicinamento di altri veicoli e per impedire che le due guardie giurate a bordo uscissero dall'abitacolo. Quindi sul retro del mezzo – di una nota società di trasporti di portavalori –, che trasportava denaro destinato a istituti di credito, per una somma stimata intorno ai 400mila euro, è stato gettato un ordigno che ha causato una forte esplosione. Sulla sede stradale i malviventi hanno lasciato molti chiodi, fumogeni e almeno un paio di mezzi dati alle fiamme. Dopo la rapina, la fuga verso nord a bordo di due auto poi abbandonate e date alle fiamme. La banda arrestata è composta da professionisti del crimine, provenienti quasi tutti dall’area di Cerignola e Foggia, come testimoniano i materiali e gli strumenti ritrovati a Vignola. l
