Salim El Koudri, il giudice convalida il carcere: «Potrebbe compiere altre stragi simili»
El Koudri ha collaborato e dato il pin dell’Iphone per le indagini. Secondo il gip, non ci sarebbero elementi tali per ritenere che il 31enne fosse incapace di intendere nel momento della tragedia
MODENA. Ha collaborato fornendo il codice di sblocco del telefono, mentre sulla ricostruzione della dinamica dei fatti si è avvalso della facoltà di non rispondere. Resta in carcere, con l’arresto convalidato, Salim El Koudri, il 31enne che sabato pomeriggio (17 maggio) ha travolto la folla in centro a Modena, ferendo otto persone: quattro sono ancora in condizioni gravi e a una donna sono state amputate le gambe.
L’interrogatorio
Questa mattina (19 maggio), al Sant’Anna di Modena, si è svolto al penitenziario l’interrogatorio di garanzia davanti al gip dottoressa Donatella Pianezzi. Ad assistere il 31enne c’era l’avvocato Fausto Gianelli. Oltre alla convalida dell’arresto, il gip ha disposto «che l’Amministrazione penitenziaria sottoponga a un periodo di osservazione le condizioni psichiche dell’indagato, con l’eventuale trasferimento presso Reparti all’uopo specializzati». Per il momento, per il gip, non ci sarebbero elementi tali da fare ritenere che il 31enne fosse incapace di intendere e di volere al momento del fatto e, quindi, che il suo gesto sia legato al suo disturbo psichico. Non solo: per il gip ci sarebbe il pericolo che l’indagato possa commettere altri delitti della stessa specie. Sono stati prodotti anche video e immagini ritenuti molto precisi sulla sequenza di quanto accaduto.
La difesa
Per questo, secondo la difesa, non era necessario aggiungere altro sulla dinamica. «Lui ha parlato, ha fornito il codice, ha collaborato in questo – ha spiegato Gianelli –. Per il resto dell’interrogatorio abbiamo pensato, viste le condizioni, che non aveva senso aggiungere altro: ci sono i video, le planimetrie e quant’altro, la dinamica dei fatti è accertata in modo chiaro. Quello che serve è accertare le ragioni, se c’è una ragione, e purtroppo credo che non ci sia una ragione razionale». Il punto, per la difesa, è dunque capire «non solo cosa è successo, ma perché è successo». Anche per questo sono stati sequestrati tutti i supporti informatici: cellulari, computer, tablet, pc, anche quelli vecchi e non più utilizzati. «Si potrà ricostruire anni e anni di comunicazioni, mail, navigazioni, cronologia, tutto quello che ricostruisce la storia di una persona oggi – ha detto ancora l’avvocato –. Uno dei cellulari era un iPhone, quindi con un sistema di blocco particolare: è stato chiesto se volevamo fornire spontaneamente questo codice e Salim, senza esitazioni, consultandosi con me, l’ha dato». Una scelta che, ha chiarito Gianelli, «non è legata a capire cosa è successo sabato 16 maggio, ma a scavare a fondo in questo quadro di disagio psichiatrico e a capire, tramite i contatti presenti nel cellulare, se qualcuno si è inserito e si è approfittato di questi disturbi mentali». Il codice, ha aggiunto, «semplificherà i tempi, consentirà di indagare meglio e con maggiore rapidità». Sulla ricostruzione dei fatti, invece, El Koudri «non era in grado di aggiungere altro». «Siamo disponibili – ha precisato il legale – e Salim non si tira indietro».
Le accuse
Al momento non sono contestate né l’aggravante del terrorismo né quella dell’odio razziale. Non è contestata nemmeno la premeditazione. «Siamo all’inizio, c’è tempo perché il quadro si arricchisca anche all’esito delle indagini probatorie – ha sottolineato Gianelli – ma non viene contestato il fine del terrorismo, non viene contestato quello razziale, non c’è un movente religioso al momento e non c’è neanche una premeditazione accertata». Restano le accuse di strage e lesioni gravissime. Resta aperto anche il tema del luogo più adatto in cui custodire il 31enne. «Adesso non chiediamo nulla – ha spiegato l’avvocato –. Capiremo se il posto migliore dove deve stare è un carcere o una struttura psichiatrica giudiziaria. Il posto più utile per lui è quello più utile per affrontare la condizione e per aiutarci anche a poterlo interrogare e a poter capire davvero non solo cosa è successo, ma perché è successo». Poi la conclusione: «Temo che siamo di fronte al disastro di una condizione psichiatrica grave non adeguatamente curata, non islamismo».
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