Salim El Koudri, l’ex compagno del liceo Tassoni incredulo: «A scuola e all’università era normalissimo»
Le parole di un ragazzo che ha conosciuto il 31enne autore della tentata strage in centro a Modena: «Amici in comune mi hanno detto che nell’ultimo periodo era cambiato, si era isolato»
MODENA. «Lo descriverei come la banalità del male. Da fuori era una persona normalissima, tranquillissima. Non lo avrei mai definito uno schivo, uno sempre da solo. Anzi, all’università lo vedevo anche in giro con altra gente. Poi, da quello che ho saputo da amicizie in comune, nell’ultimo anno e mezzo era cambiato, si era isolato». Sono le parole di un giovane che preferisce restare anonimo e che Salim El Koudri lo ha conosciuto da ragazzo, quando entrambi frequentavano il liceo Tassoni di Modena. Non erano nella stessa classe, ma in sezioni vicine.
Gli anni a scuola e all’università
«Lui era di un anno più grande, del ’95 – racconta –. Me lo ricordo bene perché giocavamo contro a calcetto qualche volta. Eravamo nella stessa scuola, classi contigue. Poi abbiamo fatto anche un percorso simile all’università, sempre a Unimore. Lui studiava Economia aziendale». Oggi quel ricordo stride con ciò che è accaduto nel pomeriggio di sabato 16 maggio in centro a Modena, quando la Citroen C3 guidata dal 31enne ha travolto passanti e famiglie, lasciando a terra feriti, sangue e una città intera sotto choc. Salim, nato e cresciuto in Italia, residente a Ravarino, è ora accusato di strage e lesioni aggravate. E mentre gli investigatori cercano di ricostruire cosa sia successo prima della corsa folle, chi lo ha incrociato negli anni prova a mettere insieme i pezzi. «Io lo ricordavo come una persona normalissima – continua l’ex compagno di scuola –. Non mi viene in mente niente di particolare. Non era uno che spiccava in negativo, non era uno che sembrava diverso dagli altri». Un ragazzo come tanti, almeno per chi lo vedeva da fuori. Il liceo, l’università, le conoscenze comuni. «Dopo l’università lo ricordo anche con gente. Per questo mi ha colpito quello che ho sentito dire sull’ultimo periodo: che si fosse isolato, che non uscisse quasi più».
Tra gli ex studenti del Tassoni, in queste ore, è tornata a circolare anche una foto. Una foto di classe, con i ragazzi in posa. Sotto, i nomi di tutti gli studenti. Una foto della quinta superiore, l’ultima prima dell’università. «Me l’hanno mandata degli amici dicendomi: guarda, è lui quello nel libretto del Tassoni», racconta ancora il giovane. La foto è rimbalzata di chat in chat, con gli ex compagni di scuola che, da sabato, continuano a guardare quel volto. Increduli a pensare che quel giovane è proprio lo stesso uomo che ha seminato il panico in centro. «Da quello che ho capito non c’entra con la religione – aggiunge –. Non era praticante, non mi risulta fosse una persona religiosa. L’idea che mi sono fatto, per quello che posso sapere, è che sia una persona che a un certo punto sia crollata, che si sia isolata negli ultimi anni. Da amicizie e conoscenze in comune ho saputo che appunto ultimamente stava sempre solo».
La solitudine degli ultimi anni
Parole che cercano solo di restituire il ricordo di chi lo ha conosciuto prima, quando nulla sembrava annunciare quello che sarebbe successo. Lo stesso contrasto emerge anche a Ravarino, il paese dove il 31enne viveva. Qui diversi residenti lo descrivono come un uomo schivo, taciturno, sempre più chiuso in se stesso. C’è chi lo vedeva passare senza quasi salutare, chi lo incontrava per strada e lo ricorda con lo sguardo basso, poche parole, nessuna confidenza. Anche al bar, quando andava a cambiare dei soldi, sarebbe apparso silenzioso, distante. «Era sempre da solo», hanno raccontato alcuni vicini nei giorni successivi alla tragedia. Altri hanno riferito di averlo visto cambiato, soprattutto nell’ultimo anno, forse anno e mezzo. Un cambiamento progressivo, fatto di isolamento, di uscite sempre più rare, di rapporti ridotti al minimo. Nessun episodio eclatante, almeno nei racconti raccolti finora. Piuttosto una chiusura lenta, una distanza crescente dagli altri. E adesso le domande sono tante. Soprattutto, a porsele, è chi lo ha conosciuto. Proprio come i suoi ex compagni di classe, fianco a fianco con lui per cinque anni, dalla prima alla quinta. Quando è crollato? Cosa è successo sabato pomeriggio? L’ex compagno del Tassoni, nella sua riflessione torna a proprio a quella foto, a quel ragazzo incontrato nei corridoi del liceo ormai tanti anni fa, uno come tanti, e poi rivisto all’università. Lo stesso percorso di studi. Salim, sulla carta, era un 31enne perfettamente integrato.
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