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La sentenza

Un anno e 6 mesi per l’omicidio stradale del 19enne Adam Cattabriga. La madre: «Non è giustizia»

di Daniele Montanari

	Adam Cattabriga e a destra mamma, parenti e amici fuori dal tribunale
Adam Cattabriga e a destra mamma, parenti e amici fuori dal tribunale

Il giudice ha disposto il patteggiamento per il 27enne di Cavezzo aumentando la pena concordata con il pm ma senza considerare le aggravanti della velocità (oltre il doppio rispetto al limite) e dell’invasione di corsia

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MIRANDOLA. Sono venuti in tribunale con una maglietta dedicata a lui, Adam Cattabriga. Una maglietta nera (ideata dalla cugina Nicole), simbolo del lutto per la morte del 19enne in quel terribile incidente, ricordato sul retro sorridente nel viaggio che fece per la maturità e davanti con un logo fatto con le sue mani che abbracciano il mondo. L’entusiasmo di una vita così giovane, spezzata all’improvviso. Un dolore rinnovato da una sentenza ritenuta ingiusta. Assieme alla madre Carla Cattabriga c’erano ieri altri parenti e amici del 19enne originario di Poggio Renatico, nel Ferrarese, rimasto vittima del pauroso schianto del 4 agosto 2024 in via Mazzone, a Mortizzuolo di Mirandola.

L’incidente

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, quella notte, intorno alle 3, il 27enne di Cavezzo alla guida della Bmw accusato di omicidio stradale stava procedendo a circa 115 chilometri orari in un tratto dove il limite è fissato a 50. Una velocità più del doppio del consentito che, unita all’invasione della corsia in una curva a sinistra, non ha lasciato scampo ad Adam, che stava rientrando a casa a Poggio Renatico con la sua Yaris dopo una serata trascorsa con tre amici (feriti in modo non grave), procedendo a 45 chilometri orari, rispettando limiti e carreggiata.

L’udienza

Nella scorsa udienza, l’avvocato del 27enne, Tullio Virgili, aveva chiesto il patteggiamento, concordando con il pm una pena a 10 mesi. La madre di Adam e la cugina Nadia, costituite parte civile con l’avvocato Giacomo Forlani di Ferrara ieri si sono opposte all’istanza così come presentata, chiedendo che venissero considerate due aggravanti: la velocità e la totale invasione di corsia. Richiesta a cui si è associata come altra parte civile l’associazione “Condividere la strada della vita” di Brescia, assistita dall’avvocato Mauro Assoni (e presente ieri anche con il presidente Roberto Merli). I legali hanno rimarcato che le due aggravanti erano correttamente descritte nel capo d’imputazione, ma non formalmente contestate. Alla luce di questi rilievi, il giudice ieri ha disposto il patteggiamento con una pena più severa: un anno e 6 mesi (a seguito anche di avvenuto risarcimento assicurativo), più la revoca della patente. Le due aggravanti però non sono state formalmente riconosciute, altrimenti la pena sarebbe stata ancora maggiore. Per questo motivo i legali hanno annunciato un’istanza alla Procura d’appello di Bologna perché impugni la sentenza, che secondo loro ha un vizio di legittimità. Le parti civili non sono state ammesse. «Io combatterò fino all’ultimo respiro per Adam – ha commentato all’uscita la mamma Carla – questa non è giustizia: hanno dato ragione al reo e non a chi se n’è andato. Adam mi manca come l’aria. Era il collante di tutte queste persone, venute oggi per lui».

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