Gazzetta di Modena

Il caso giudiziario

Stupratore di San Damaso, via al processo: tre donne lo accusano

di Stefania Piscitello
Stupratore di San Damaso, via al processo: tre donne lo accusano

Disposta la perizia per il giovane accusato dei fatti. Una vittima: «Era consapevole del suo gesto»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Tutte e tre hanno puntato il dito contro di lui. E tutte e tre, tramite i loro avvocati, ieri mattina (20 maggio) in tribunale a Modena si sono costituite parte civile. Ad essere sotto accusa un 20enne, considerato “lo stupratore di San Damaso”, autore di uno stupro e due tentate violenze tra San Damaso, appunto, e Castelfranco. Per il giovane ieri (20 maggio) il giudice ha accolto la richiesta di giudizio abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo di pena in caso di condanna) condizionato alla perizia psichiatrica.

I fatti

In sostanza occorrerà stabilire se il 20enne abbia un vizio di mente e, in caso affermativo, se questo può avere compromesso la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto; l’altro quesito a cui rispondere, quindi, è se il giovane sia capace di stare in giudizio. Gli avvocati di parte civile si sono fermamente opposti. Ad assistere il 20enne ci sono gli avvocati Enrico Fontana e Francesca Corsi. Il primo episodio venuto alla luce risale al 19 agosto 2025. Una 50enne (assistita dagli avvocati Peter Martinelli e Cosimo Zaccaria, l’unica presente ieri in tribunale) si trovava lungo il percorso natura a San Damaso: venne aggredita brutalmente e stuprata dal 20enne, poi finito in carcere dopo le indagini della squadra mobile della polizia di stato guidata dal dottor Mario Paternoster. Proprio le indagini della Mobile avevano portato alla luce gli altri due casi – tentativi di violenza – avvenuti nei mesi precedenti: il 12 febbraio 2025 a Castelfranco e il 23 maggio 2025 nel Percorso Natura, più o meno nella stessa zona del 19 agosto. Entrambi, anche questi, ai danni di donne tra i cinquanta e i sessant’anni. Per queste due donne ieri c’erano gli avvocati Valeria De Biase e Valentina Schenetti. Come detto, nonostante l’opposizione di pm e delle tre parti civili, il gup ha ammesso il rito abbreviato condizionato a perizia. Una decisione comunque rispettata dalle parti civili.

La vicenda giudiziaria

In aula, ieri (20 maggio), c’era la donna aggredita il 19 agosto. Sulla perizia, è convinta di una cosa: «Lui era consapevole di quello che faceva: è uscito preparato, con corda, passamontagna. Conosceva tutti i posti, secondo me visto che erano già parecchi giorni che facevo lo stesso identico giro mi teneva d’occhio. Ora la mia vita è cambiata, ho sempre questa paura che mi assale, ma ora sono un po’ più serena. Lui è un ragazzo di stazza importante, non avrei mai potuto difendermi da un soggetto del genere». «Il nostro assistito – così gli avvocati Fontana e Corsi – è chiamato a rispondere di accuse molto gravi, quindi è importante che non siano lasciate zone d’ombra. L'accertamento disposto dal giudice è finalizzato a verificare l'esistenza di eventuali problematiche di carattere psichiatrico che il nostro assistito obiettivamente può avere. Sin dall'ingresso in carcere ha chiesto di essere assistito e abbiamo un percorso con una psicologa che è cominciato immediatamente dopo la carcerazione». 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google