Vozinha star ai Mondiali, il super portiere di Capo Verde ha un legame speciale con Modena
L’amico di Pavullo Musta Layoouni ha creato una scuola per portieri nell’isola di São Vicente per togliere i bambini dalla strada e lui è stato il suo primo sostenitore: «In campo insieme per l’Africa povera»
PAVULLO. È un amico di Pavullo il super portiere di Capo Verde che lunedì 15 giugno ha stupito il mondo con sette grandi parate, bloccando sullo 0-0 la Spagna nell’esordio ai Mondiali. Già per Capo Verde era un sogno essere arrivati per la prima volta alla massima competizione. Ora l’orgoglio di aver resistito fino alla fine all’assalto dei campioni d’Europa. Il merito è in primis suo, di Vozinha. A 40 anni, ci ha messo anima e corpo in una partita esaltante per il suo Paese, segnato dalla povertà e da mille problemi. Ha dato speranza, è stato come un eroe. E alla fine si è commosso davanti alle telecamere, con una frase che dice tutto dell’uomo: «Ho pianto per i miei nonni, che non ci sono più. Mia mamma non è potuta essere qui, perché costa troppo il viaggio». Di questo grande cuore Vozinha ha dato prova appoggiando subito il progetto del pavullese Musta Laayouni – guida della “Scuola portieri Passione numeri 1” di Spilamberto – di aprire a Capo Verde, nell’isola di São Vicente, una scuola portieri per togliere i ragazzi dalla strada. Un progetto ormai decollato, riconosciuto dall’Associazione Calcio di Capo Verde e dal Ministero.
L’amicizia
«Se siamo arrivati a questo punto, il merito è di Vozinha, che sostiene con forza il progetto – sottolinea Musta – e tutte le estati quando vado là (lo farà anche quest’anno dal 9 luglio al 6 agosto, ndr) fa di tutto per esserci, scatenando l’entusiasmo dei ragazzi. Li fa innamorare di questo splendido ruolo che è il portiere, e loro abbandonano la strada». «Ricordo quando ci siamo visti la prima volta nel 2023 – racconta – pensare che all’inizio ero arrabbiato con lui... Successe questo: ero arrivato alla quinta ora di lezione a 30 bambini sotto un sole cocente, ero distrutto. Vedo un ragazzo che guarda sempre quest’uomo alto, arrivato a bordo campo. Il ragazzo evidentemente non mi ascolta, guarda lui. Allora mi lamento con il prof che mi segue nei miei viaggi. Finisce l’allenamento e vedo il prof che si avvicina con quest’uomo e mi dice: “Ma sai chi è? È il portiere della Nazionale di Capo Verde”. Gli ho fatto mille scuse, non pensavo certo che sarebbe venuto da noi. Vozinha mi spiegò che quello con cui stava gesticolando era suo nipote sordomuto. Non sentiva quello che dicevo, e lui lo stava aiutando a capire». Con Vozinha la sintonia di obiettivi è stata immediata: «Mi ha incoraggiato tanto a portare avanti il progetto della scuola portieri, dicendo che era importantissimo. Mi ha raccontato della vita dura che ha avuto, di come è diventato portiere da solo. Siamo diventati subito amici. Lunedì alle 18 ero a fare un camp per portieri a Ubersetto, ma non facevo che pensare alla partita: per me era Vozinha contro la Spagna, una potenza mondiale. Guardavo di continuo il risultato, vedevo che rimaneva sullo 0-0 e mi dicevo: “Qui c’è senz’altro lo zampino di Vozinha, con le sue parate”. È stato così, e lo ha visto il mondo intero. Ho ancora la pelle d’oca fino alle dita dei piedi quando ci penso. Alla fine della partita ho ricevuto 50 messaggi di congratulazioni da gente che sapeva della mia amicizia con lui e del progetto che portiamo avanti a Capo Verde. Un’emozione unica».
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