I 50 anni del Picchio Rosso, quando l’intuizione di Mario Boni cambiò il ritmo della notte modenese
Sassolese, venuto a mancare a 88 anni nel 2023, non realizzò un semplice locale ma un nuovo modo di stare insieme. L’idea del nome venne grazie ad una collana di libri, pubblicizzata in un cartellone pubblicitario, che si chiamava “Picchio”
FORMIGINE. Senza di lui non ci sarebbe stato il Picchio Rosso di Formigine (ma nemmeno il Picchio di Carpi e, forse, il Poker Danze di Sassuolo). Il suo nome è Mario Boni e, conoscerlo, vuol dire anche avere la conferma che quando si vuole con determinazione qualcosa, si fa di tutto per crearla, crescerla e darle sempre maggior lustro; lui lo fece fino all'età di 88 anni, quando nell'ottobre del 2023 è venuto a mancare. Ed allora conosciamolo meglio.
La storia di Mario Boni
Mario Boni è nato a Sassuolo il 27 maggio del 1935. Figlio unico, (aveva un fratello che morì a soli 8 mesi nel 1943), Mario, per sua stessa affermazione, ha sempre “studiato poco e lavorato molto”, come si faceva in quasi tutte le famiglie nell’anteguerra. Prima le elementari, poi la media di via Mazzini da dove, in seguito a due bocciature, venne espulso. Unica via percorribile? Il lavoro che, a 14 anni, era già un lusso. Prima a fare il garzone in una falegnameria, poi a fare il corso da muratore all’istituto San Giuseppe, grazie all’idea di monsignor Virgilio Franzelli, che ne aveva ideato uno per un gruppo di adolescenti. E proprio all’istituto San Giuseppe conobbe Anna Maria Pietrosemoli, che poi divenne sua moglie (le nozze il 25 aprile del 1959). Dal matrimonio nacquero due figli, Rossano, nato nel 1960 e morto prematuramente a 50 anni, e Nicoletta, nata nel 1964.
I locali notturni
Tornando alla sua striscia vincente che lo ha portato alle grandi intuizioni per i locali notturni ci sono stati prima passaggi di carattere edilizio, da muratore ad imprenditore. Prima apprendista muratore alla ceramica Marazzi, poi piccolo imprenditore, sia nel distretto che all'estero. Nel 1959, con altri tre soci, Luciano Riccò, Rino Gatti e Bruno Bondi, venne fondata la Edil Sacs, che ebbe in appalto la costruzione di alcuni tunnel alla ceramica Ragno. Le prime avvisaglie del Boni che entra nel settore del divertimento e dei locali da ballo si vedranno solo qualche anno dopo: nel 1963 quando uno zio di Riccò aveva affittato uno spazio dove si giocava a bocce, in via Cavallotti. Alla Edil Sacs venne l’idea di farci anche un angolo destinato al ballo che venne chiamato “La Lanterna” e che ebbe un ottimo riscontro tra la gente, visto che in città di locali simili non ne esistevano, eccezion fatta per il Politeama. Dall’apprezzamento del pubblico nacque l’idea di fare anche un locale al chiuso e così insieme a Enzo Nasi, Carlo Morandi e Adelchi Sassi si partì con il “Poker Danze” di via Botticelli. L’idea cominciava a funzionare e Boni, insieme a Riccò fece vela su Carpi. Venne costituita una nuova società, insieme a Paolo Sani, Gian Carlo Ferrarini ed Enzo Vandelli.
Il nome e il Picchio Rosso
Il nome da dare al locale carpigiano (e poi a quello di Formigine) nacque a Modena grazie ad una collana di libri, pubblicizzata in un cartellone pubblicitario, che aveva proprio il nome di “Picchio”. L'attività nell’edilizia continuava bene e questi diversivi di carattere mondano continuavano a crescere come se si trattasse di un hobby che aveva trovato il giusto filone. E dopo Carpi, ecco Formigine. La progettazione da parte di Boni venne affidata all’ingegner Silvestro Lolli che ci mise dentro sia l’esperienza degli altri locali che avevo aperto sia un bel mix dei più grandi locali internazionali che vennero visitati per farne sintesi. A dirigere il Picchio Rosso nei primi anni Boni individuò un giovane barista che operava in un bar di piazza Garibaldi a Sassuolo: Mauro Marchi. Per Boni ed i suoi pochi e fidati soci e collaboratori questo risultato è stato tra i più alti raggiunti nel settore, almeno nell'Italia del centro nord. Quando alla fine del sogno, nel 2003, il “tempio” venne demolito per Boni iniziò un ventennio di amarcord, un ventennio nel quale, avvalendosi di ex dj e collaboratori, diede vita a serate che ne rinverdivano i fasti. Cosa che continua (con altri attori) anche ai giorni nostri ed è probabile che si protragga anche nei decenni a venire, perchè quella musica vive e vivrà per sempre, visto che gran parte delle nuove generazioni l’apprezzano.
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