Lauree in Scienze dell’educazione “mutilate”: Unimore sostiene la proposta di sanatoria nazionale
L’Ateneo accanto alle ex studentesse immatricolate negli anni accademici 2017-18 e 2018-19, educatrici il cui titolo non sarebbe più idoneo per insegnare nei nidi: «La questione trae origine da un vuoto normativo, opportunamente riconosciuto dallo stesso Ministero»
MODENA. «L’Università di Modena e Reggio Emilia, coerentemente con l’impegno profuso in queste settimane per trovare una soluzione ad una situazione che riguarda a livello nazionale decine di migliaia di laureati e laureate in Scienze dell’educazione, ritiene importante fare chiarezza e considera decisivo l’intervento ministeriale mediante una sanatoria». Così, dopo giorni di grande rabbia e preoccupazione da parte delle educatrici che all’improvviso hanno visto la loro laurea "mutilata” – non più idonea per l’insegnamento nei nidi d’infanzia – Unimore è intervenuta ufficialmente sul caso.
Il comunicato dell’Università
«La questione trae origine da un vuoto normativo, opportunamente riconosciuto dallo stesso Ministero, che ha riguardato le lauree L-19 prive di indirizzo specifico per i servizi 0-3 anni conseguite tra il 2017 e il 2022-Coorti 2017 e 2018 – spiega Unimore –. Si tratta di un problema nazionale, che non dipende da singoli Atenei e, quindi, da scelte di Unimore: teniamo a ribadirlo vista la complessità della vicenda che ha dato adito alla diffusione di informazioni infondate e palesemente fuorvianti. Per questo motivo si rendono necessarie soluzioni straordinarie da parte, appunto, di istituzioni di governo. Dal 2019 l’Ateneo ha istituito un nuovo corso conforme alla normativa aggiornata, ma per gli iscritti degli anni precedenti si è fatto riferimento, come previsto, ai principi di legittimo affidamento e di irretroattività delle leggi. Solo di recente, in seguito a richieste di chiarimenti provenienti da enti pubblici e privati, si è reso evidente che quei titoli rischiano di non essere più considerati abilitanti per l’accesso ai concorsi. Per questa ragione, Unimore ha elaborato e trasmesso settimana scorsa al ministero dell’Università e della Ricerca – anche alla luce di uno stretto raccordo con le istituzioni territoriali –una dettagliata relazione tecnica che ricostruisce la vicenda e sostiene l’urgenza di una sanatoria nazionale come soluzione efficace ed equa. Nei giorni scorsi il Ministero ha comunicato di aver predisposto una proposta normativa di modifica del quadro legislativo, che sarà presentata come emendamento al cosiddetto “Decreto Università”. Tale proposta, se approvata, potrà finalmente riconoscere la validità dei titoli conseguiti nel periodo transitorio, restituendo certezze alle tante professioniste e ai tanti professionisti che operano da anni nei servizi educativi. Unimore conferma la propria solidarietà e il proprio impegno a sostenere e tutelare le persone formate in questi anni, ribadendo che questa situazione non è frutto di proprie scelte inappropriate, ma di un quadro normativo stratificato nel decennio scorso che ha coinvolto decine di università italiane. Unimore continuerà a collaborare con il ministero dell’Università e della Ricerca e le istituzioni locali, mantenendo un dialogo costante anche le rappresentanze sindacali, per arrivare in tempi rapidi a una soluzione definitiva della questione».
Il commento del rettore
Anche il rettore di Unimore, Carlo Adolfo Porro, è intervenuto sulla vicenda ringraziando ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per l’attenzione dimostrata: «Alla luce del protrarsi della complessa vicenda, che trae origine da un vuoto normativo – risalente al 2017 – nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento di Scienze dell’educazione in cui è previsto un percorso specifico per poter lavorare nei servizi educativi per l’infanzia, desidero esprimere il mio sentito apprezzamento nei confronti delle istituzioni territoriali e regionali e, in particolare, della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per l’attenzione con cui stanno affrontando questo tema estremamente delicato. In un contesto in cui il dibattito pubblico e la complessità normativa rischiavano di generare incertezze tra studenti, atenei e istituzioni educative, la Ministra ha saputo farsi interprete delle legittime esigenze di chiarezza e di prospettiva professionale, con un approccio volto a salvaguardare, al contempo, il riconoscimento delle competenze e il futuro lavorativo di migliaia di laureate e laureati. Sono convinto che questo impegno condiviso contribuirà ad assicurare le esigenze di continuità e il corretto funzionamento che il sistema dei servizi educativi richiede».