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Il caso

Daniela Ruggi, il mistero del teschio ritrovato nel rudere: erano stati fatti 6 sopralluoghi

di Daniele Montanari

	La torre di Pignone sotto sequestro e Daniela Ruggi
La torre di Pignone sotto sequestro e Daniela Ruggi

Gli inquirenti avevano subito pensato a controllare la Torre di Pignone, a pochi passi dalla casa della ragazza a Vitriola di Montefiorino, ma non c’era nulla. Prende sempre più corpo l’ipotesi di una messinscena: qualcuno avrebbe “giocare” col dramma della scomparsa

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MONTEFIORINO. I carabinieri a Vitriola avevano controllato sei volte – sì, sei volte – la torre di Pignone e l’area attorno, prima del “clamoroso” ritrovamento – a Capodanno per mano di due escursionisti – di resti che hanno fatto subito pensare a Daniela Ruggi.

Le indagini

È quanto si apprende nell’ambito delle indagini sulla 32enne scomparsa proprio da Vitriola, da un’abitazione a poche centinaia di metri da lì, il 18 settembre 2024. La torre di Pignone è un luogo conosciuto da tutti nella zona, sicuramente anche da Daniela. E i carabinieri – già nell’ambito delle prime ricerche, e poi successivamente – si sono recati più volte nella torre per accertamenti. Data la sua collocazione isolata, è sembrata subito un possibile luogo per nascondere qualcosa. E così, nell’ambito delle settimane e dei mesi, hanno fatto verifiche una, due, tre volte... Fino a sei passaggi. E non era mai emerso nulla di riconducibile a Daniela Ruggi. E non era emerso ovviamente neanche il fatidico “teschio” trovato all’interno della torre dai due escursionisti, come pure il reggiseno. Sono elementi subentrati successivamente. Portati da qualcuno.

Una messinscena?

Anche se gli inquirenti non avessero mai perlustrato la torre, il ritrovamento di quei resti, riflettendo su alcuni elementi, portava già a pensare che si trattasse di una messinscena. Adesso sapere che le verifiche lì erano già state fatte più volte senza riscontri, non fa che corroborare l’ipotesi. Impossibile infatti che qualcuno possa aver portato nella torre un cadavere senza lasciare tracce nel terreno. È infatti un luogo che non si raggiunge in auto, solo col fuoristrada o il trattore. O a piedi. E il peso di un cadavere avrebbe senz’altro fatto rimanere orme. Ma è la presenza stessa di un teschio “pulito” ad aver portato subito a ritenere che non potesse essere ricondotto alla ragazza. Nella peggiore delle ipotesi, che cioè Daniela fosse morta il giorno stesso della scomparsa, il 18 settembre 2024, si tratterebbe del teschio di un cadavere di 15 mesi. Troppo pochi per permettere al processo di decomposizione di cancellare ogni elemento della testa, e lasciare solo ossa. Soprattutto, ci sarebbero anche i capelli. I capelli di un morto subiscono una decomposizione molto lenta, a volte si trovano ancora in salme di dieci anni o più. Soprattutto nel caso di una donna, che in genere ha una capigliatura più folta. E Daniela l’aveva. Se fossero i suoi resti, dovrebbero esserci senz’altro dei capelli – tanti capelli e non una ciocca – sul cranio. Le condizioni di quel teschio invece fanno pensare a una morte molto più datata. A questo punto, si fa strada l’ipotesi che sia stato preso da un laboratorio, o un ossario, per fare una “bravata” di fine anno, con una macabra messinscena. Del resto, non è la prima volta che personaggi esterni, più o meno pittoreschi, cercano di intromettersi nelle indagini sulla scomparsa di Daniela. Incuranti della sofferenza che queste azioni provocano in chi le vuole bene.

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