Daniela Ruggi, il teschio ritrovato è una sfida o un depistaggio: la conferma nelle foto
Ecco le immagini di uno dei sei sopralluoghi dei carabinieri, quello di marzo 2025. Non c’erano “resti umani” nella Torre di Pignone a Vitiola di Montefiorino. Si tratta di una macabra messinscena: le ipotesi
MONTEFIORINO. Il teschio e il reggiseno rinvenuti alla Torre di Pignone, un rudere medievale nei boschi di Vitriola, sono quasi certamente una macabra messinscena.
Il sopralluogo di marzo 2025
Se fino a tre giorni fa erano tante incongruenze a sollevare dubbi sulla scoperta dei “resti umani”, oggi ci sono prove concrete che rendono tutto inverosimile: nel mese di marzo 2025 i carabinieri avevano già ispezionato scrupolosamente l’esterno e l’interno dell’edificio, con fotografie dell’attività ispettiva. Nulla era emerso di significativo nella torre, dove già in quei giorni tutte le strutture interne, a cominciar dal tetto, erano crollate. Nella montagna di detriti e travi di legno non c’era nulla che potesse essere considerato un elemento utile alla ricerca di Daniela Ruggi, la 32enne scomparsa il 18 settembre 2024. Le immagini scattate quel giorno mostrano solamente macerie: né ossa, né indumenti o brandelli di vestiti femminili. Quel sopralluogo dei carabinieri – uno dei sei effettuati dall’apertura dell’indagine – documenta come all’epoca la torre fosse già ridotta a quattro muri pericolanti e aperti sul cielo, senza più tetto e soffitti. E, soprattutto, senza tracce di Daniela.
Messinscena: perché?
Sullo scopo della macabra messinscena, che ha riacceso i riflettori su un mistero irrisolto da quasi cinquecento giorni, si possono fare solo ipotesi e formulare interrogativi. Il primo dei quali, ovviamente, è sul teschio: a chi appartiene? È davvero di Daniela? È di una persona ignota, deceduta in un’epoca imprecisata? Domande alle quali potranno dare risposta due tipi di attività investigative. La prima è quella scientifica, con l’analisi del cranio, di aspetto “datato”, e il test del Dna, anche se quest’ultimo pare non essere considerato urgente, o necessario, da chi conduce l’indagine: in famiglia non sarebbero stati effettuati prelievi per la comparazione. Un altro genere di accertamenti è legato all’ipotesi che il teschio sia di persona ignota. In questo caso sarebbero in corso verifiche sui cimiteri della vallata e sulla possibilità che sia sparito un cranio dagli ossari, in cui vengono raccolti i miseri resti una volta esaurito il periodo di sepoltura. In ogni caso, va considerato che la provenienza del teschio potrebbe essere diversa.
L’ombra del depistaggio
Altri interrogativi si fanno pressanti: chi ha orchestrato la “scoperta” e perché far trovare ossa e indumenti alla Torre di Pignone, ben sapendo che sarebbero stati collegati al giallo della scomparsa di Daniela Ruggi? Una sfida o uno scherzo di pessimo gusto? Un intenzionale depistaggio, peraltro mal riuscito? Un modo per riportare il caso della 32enne al centro dell’attenzione, per dare una “scossa” a un’inchiesta che si trascina da un anno tra ritardi e piste apparentemente inconcludenti? Alcuni elementi interessanti potrebbero arrivare dal racconto dei due escursionisti – di cui non sono state rese note le generalità - ai quali viene attribuito il ritrovamento “casuale” del teschio e del reggiseno. Stando alle scarne informazioni trapelate dallo stretto riserbo, la coppia avrebbe fatto tappa alla Torre di Pignone il 31 dicembre o il primo gennaio, avvertendo poi le forze dell’ordine. Una meta insolita, la loro, lontana dai percorsi escursionistici più battuti e noti della Val Dragone. Oltre al teschio e al reggiseno, hanno notato altro?
