«Gaaloul ha ucciso Alice Neri, ecco perché non ci sono dubbi»: le motivazioni della condanna in 250 pagine
La Corte d’Assise del tribunale di Modena: «Da lui dichiarazioni illogiche e indizi univoci». La difesa: «Molte perplessità, andremo in appello». Gli avvocati di mamma e fratello della vittima: «Leggeremo con calma e con il dovuto rispetto»
MODENA. Menzogne, contraddizioni, i vestiti indossati quella notte «spariti», le tracce di dna, la «rocambolesca fuga» all’estero dopo il delitto. Questi, e molti altri, sono gli elementi che per la Corte d’Assise del tribunale di Modena non lasciano spazio a dubbi: è Mohamed Gaaloul l’assassino di Alice Neri. Sono quasi 250 le pagine delle motivazioni della sentenza con cui, il 23 luglio scorso, la Corte presieduta dal giudice Ester Russo ha condannato il 32enne tunisino a trent’anni di reclusione. Gaaloul è stato accusato di omicidio volontario e distruzione di cadavere per uno dei delitti registrati sul territorio modenese negli ultimi anni. La Ford Fiesta di Alice Neri è stata trovata con il suo corpo carbonizzato nel baule il 18 novembre 2022 nelle campagne di Fossa di Concordia; oltre mille giorni sono passati da allora e adesso si apre un altro capitolo. Sì, perché con la pubblicazione delle motivazioni, la difesa – avvocato Roberto Ghini – avrà 45 giorni per fare Appello. Azione già annunciata da Ghini.
Le indagini
La Corte ci tiene a precisare in più passaggi un punto: «Pur evidenziandosi che a carico dell’imputato sono stati raccolti plurimi elementi convergenti, d’altro lato la Corte ha ritenuto di non lasciare nulla di intentato: per questo nel corso del processo, si è focalizzata l’attenzione anche su possibili piste alternative». Niente di intentato quindi, ma ecco un’altra precisazione: «A carico di Gaaloul sono emersi indizi assolutamente pregnanti e univoci, che attenuano fortemente l’importanza dell’esclusione delle piste alternative. Si vuole in altre parole sottolineare che l’affermazione della responsabilità di Gaaloul non deriva dall’aver depennato tutte le alternative possibili, ma discende direttamente dagli elementi a carico che, valutati in modo combinato, non rendono possibile ipotizzare che egli sia innocente».
Il processo
Il focus è anche sulle dichiarazioni rese dallo stesso imputato: sia quelle spontanee che quelle rese in sede di esame. In particolare su quelle rese nel corso del proprio esame, la Corte scrive che «sono risultate perlopiù mendaci e illogiche: l’aver lasciato l’Italia per una propria decisione esistenziale e non per fuggire dalle indagini (per la corte la sua è stata una fuga, ndr); l’essere sceso dalla vettura poche centinaia di metri prima del luogo a lui familiare e totalmente sconosciuto ad Alice Neri, che vi sarebbe arrivata autonomamente e casualmente». Tra i punti anche il racconto relativo alla notte tra il 17 e il 18 novembre 2022. La sera del 17 Alice si era recata allo Smart Cafè di Concordia per vedere un collega di lavoro. È quando i due si salutano, a notte fonda, che Mohamed si avvicina all’auto di Alice. La sua sagoma viene illuminata dal fascio di luce della Fiesta della donna. Da quella sagoma partiranno le indagini dei pm Giuseppe Amara e Claudia Natalini e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena. Mohamed, lo ricordiamo, salirà in auto con Alice, come da lui stesso dichiarato anche in un’intervista telefonica rilasciata alla Gazzetta il 10 dicembre 2022 quando era ancora in Svizzera. Tra le dichiarazioni a cui la Corte non ha creduto c’è anche quella con cui Mohamed ha spiegato di «aver dormito, in una notte fredda e piovosa, all’addiaccio piuttosto che in casa propria». Al centro del processo anche i vestiti indossati quella notte da Mohamed. La Corte ribadisce l’assunto accusatorio per cui il 32enne avrebbe fatto sparire, nascondendoli o distruggendoli definitivamente, gli abiti. La moglie di Gaaloul aveva consegnato un paio di pantaloni, anche questi al centro del processo. Ma la Corte ne è certa: non possono essere quelli indossati da Gaaloul, anche perché i carabinieri il 9 dicembre 2022 avevano effettuato una perquisizione domiciliare e in quell’occasione non erano stati trovati. Vari paragrafi sono dedicati alle tracce del dna, alle macchie di olio lubrificante – per la corte lo stesso utilizzato per dare fuoco alla macchina – , agli spostamenti di Gaaloul, alle intercettazioni.
Il movente
Per quanto riguarda il movente, «la Corte sul punto non potrebbe che esercitarsi congetturalmente, individuando possibili cause d’innesco nel predetto rifiuto, come anche nella reazione della vittima a condotte inappropriate di Gaaloul». Questo però, precisa la Corte, «non equivale ad affermare che l’azione sia stata immotivata. La Corte sul punto non potrebbe che esercitarsi congetturalmente, individuando possibili cause d’innesco nel predetto rifiuto, come anche nella reazione della vittima a condotte inappropriate di Gaaloul; in assenza di elementi concreti, tali da orientare quantomeno in senso probabilistico la ricostruzione di quel passaggio, le sue connotazioni rimangono insondabili e potenzialmente riconducibili a qualunque causa di diverbio». In ogni caso, viene evidenziato nelle motivazioni, «la circostanza non influisce sul giudizio di valenza della Corte che, come già detto, fonda la responsabilità dell’imputato sul quadro indiziario solidissimo».
La difesa di Mohamed Gaaloul
«Sono circa 250 pagine di motivazione e meritano di essere lette con la dovuta attenzione; qualunque valutazione formulata a poche ore dal deposito rischia di essere prematura». Così Roberto Ghini, l’avvocato di Gaaloul. «A una prima lettura ancora sommaria, emergono profili che destano perplessità, sia nella ricostruzione dei fatti sia nella valutazione del materiale probatorio. Si ritengono accertate, oltre ogni ragionevole dubbio, circostanze che, allo stato, rimangono ipotesi: sia con riferimento ai fatti (incendio, macchie d’olio, eccetera), sia quanto al comportamento dell’imputato nel periodo successivo (serata trascorsa con la vittima, fuga e così via). Di indizi che non appaiono precisi, univoci e concordanti, si è privilegiata la lettura più semplice, traendo conclusioni con un grado di certezza elevato su basi che, allo stato, restano ipotetiche». Ghini prosegue: «Le critiche alla sentenza, che saranno puntuali e circostanziate, verranno sviluppate con l’atto di appello. Aggiungo solo un ulteriore elemento. Il passaggio motivazionale relativo alle piste alternative è di tale profonda illogicità che non posso pensare realmente che la sentenza possa reggere a un vaglio critico e attento».
Gli avvocati di mamma e fratello di Alice
Gli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini hanno assistito rispettivamente madre e fratello della vittima, parti civili nel processo a carico di Gaaloul. Prima della sentenza, a processo in corso, per un periodo hanno preferito rimanere in “silenzio stampa” anche per tutelare l’immagine di Alice che, hanno voluto precisare e ricordare più volte, è la vittima di questa vicenda, uccisa brutalmente. Ieri, dopo che sono state rese note le motivazioni a carico di Mohamed, a caldo hanno commentato: «Leggeremo con calma e, sopratutto, con rispetto le motivazioni della condanna, rispettando il lungo lavoro compiuto in questi mesi per spiegare le loro scelte». Nel processo, come parte civile, c’era anche la figlia della vittima, rappresentata prima dall’avvocato Ingroia, poi dall’avvocato Luca Brezigar. Altre parti civili, Udi e Casa delle donne, ma anche Nicholas Negrini, marito di Alice Neri. Negrini, come atto dovuto, è stato inizialmente indagato ma dopo tutti gli accertamenti del caso la sua posizione è stata archiviata.
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