Righi Riva e la frase sul diritto di voto alle donne: «Dovevo spiegarmi meglio, un po’ mi pento»
Il consigliere di centrodestra parla del caso che ha fatto il giro d’Italia: «Vittima dello “shitstorm”, attaccata anche la mia famiglia»
FORMIGINE. Costantino Righi Riva parla, il mondo reagisce. E in mezzo, la chiarezza resta schiacciata sotto il peso delle parole dette male e spiegate peggio. O almeno si spera. Dopo il suo intervento sul voto alle donne, il consigliere di centrodestra di Formigine, anche ex candidato sindaco, si è ritrovato catapultato in un caso nazionale, tra accuse, richieste di dimissioni e una valanga di interpretazioni. Oggi, il suo intento è chiarire, rimettere in ordine.
Consigliere, dopo le sue dichiarazioni sul voto alle donne ci sono state richieste esplicite di dimissioni. Che effetto le ha fatto?
«Visto il risvolto clamoroso della vicenda, non mi meraviglia che da qualcuno sia arrivata la richiesta di dimissioni. Quello che non mi aspettavo è che un intervento abborracciato in Consiglio comunale potesse suscitare reazioni così furibonde e avere un’eco mediatica così vasta. Le reputo reazioni esagerate, soprattutto se si considera che tutto è stato causato dalla mia consueta tendenza alla sintesi che a volte va a discapito della chiarezza e può provocare fraintendimenti, non sempre in buona fede. Sulle dimissioni non ho ancora deciso. Di sicuro tuttavia non mi dimetterò perché me lo chiede chi ha un punto di vista diverso dal mio. Questo modo di far politica che mette le persone alla gogna sui social onestamente mi ha stancato e potrebbe indurmi ad abbandonare un ambiente che, di giorno in giorno, conosce derive sempre più rozze».
È finito su giornali nazionali e al centro di una forte bufera social. Come ha vissuto questi giorni?
«Non è stata la prima volta che mi sono trovato oggetto del cosiddetto shitstorm che comunque non fa di certo piacere, soprattutto quando prende di mira anche i familiari. Ho preferito ignorare i commenti social che per lo più si sono risolti in insulti senza portare argomenti veri di contestazione. Devo comunque ammettere che il mio intervento in consiglio non ha brillato per chiarezza».
A distanza di qualche giorno, si pente di quello che ha detto?
«Mi pento di aver fatto un intervento troppo frettoloso e sintetico. Ma non posso pentirmi di ciò che non ho detto, ovvero che le donne non dovrebbero avere il diritto di voto. Se vuole glielo ripeto, il diritto di voto alle donne è sacrosanto e come ho detto a chiusura del mio intervento, forse - ripeto - in modo poco chiaro, ma tuttavia comprensibile, è un diritto che va tutelato a fronte di nuove culture che, loro sì, negano alle donne questo diritto. Non so se ha notato che tutti quelli impegnati a travisare la prima parte del mio intervento, hanno elegantemente glissato sulla seconda parte».
Può spiegarci meglio allora cosa intendeva quando ha parlato del diritto di voto delle donne?
«Ho preso lo spunto da una mozione che celebrava il diritto di voto delle donne per affrontare altri temi, in particolare la crisi della famiglia: ne è venuto fuori un intervento che ha mescolato cose diverse».
Il giorno dopo ha anche dichiarato sui social che la Madonna è antifemminista con un post… Che messaggio voleva lanciare con questa frase?
«Sono convinto che la Santa Vergine rappresenti un modello di femminilità radicalmente alternativo a quello imperante che vede la realizzazione della donna solo nel lavoro, nella carriera e nella ricerca del potere e che mette all’ultimo posto la famiglia. La Madonna era madre e moglie perfettamente realizzata. La famiglia non può essere considerata un luogo di costrizione, bensì è la base indispensabile per ogni società sana. Questo è il mio pensiero. Riconosco il diritto di pensarla diversamente, non riconosco il diritto di negarmi la possibilità di avere una mia convinzione».
A Baggiovara pochi giorni fa c’è stata la prima uscita pubblica di Roberto Vannacci dopo l’uscita dalla Lega. Molti si aspettavano la sua presenza, ma non c’era. Perché?
«Perché io sono un consigliere di una lista civica di chiara ispirazione cattolica e tengo molto alla mia libertà di espressione senza l’obbligo di seguire direttive che vengono dall'alto. Vannacci ha fondato un partito che correrà per posti in parlamento. Non mi interessa».
Si sente però affine a Vannacci?
«Vannacci pone questioni condivisibili nella loro banalità. Chi è che non vorrebbe maggiore sicurezza? Sono tuttavia scettico sulle soluzioni proposte».
Se potesse tornare indietro a quel momento, rifarebbe tutto uguale o cambierebbe qualcosa, anche solo nel modo di dirlo?
«È evidente che non rifarei tutto uguale. Rivedrei l’intervento in modo da renderlo molto più chiaro, anche a costo di annoiare i colleghi consiglieri. Ormai ho capito che bisogna annullare i margini di interpretazione, sui quali i seminatori d’odio campano con i loro “si evince”, “si intuisce”. Da ultimo, mi permetta un cenno polemico: questo episodio ha avuto il merito di rivelare, una volta di più, un’allergia e una marcata intolleranza al dibattito e al confronto su certi argomenti, e la cosa è molto preoccupante».
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