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Mostro di Modena, giorni cruciali per la riapertura del cold case

di Stefania Piscitello
Mostro di Modena, giorni cruciali per la riapertura del cold case

L’avvocato del fratello di Anna Maria Palermo ha depositato istanza formale: «Oggi si può sapere chi era con lei il giorno dell’omicidio». E l’associazione culturale “I Ricci” di Lodi Vecchio porterà in procura la petizione firmata ormai da mille persone

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MODENA. Potrebbero essere giorni cruciali questi per un cold case fermo e senza risposte da anni. Sì, perché qualcosa potrebbe cominciare a muoversi sul “Mostro di Modena”. Il motivo è dato da due fronti diversi: da una parte, venerdì 27 l’associazione culturale “I Ricci” di Lodi Vecchio porterà in procura la petizione firmata da ormai da mille persone che chiedono di riaprire il caso. Dall’altro c’è l’avvocato Barbara Iannuccelli, che rappresenta il fratello di Anna Maria Palermo, una delle donne uccise in quegli anni e che ha depositato istanza formale per la riapertura del fascicolo relativo all’omicidio di Anna Maria.

Il caso di Anna Maria Palermo

Per l’avvocato Iannuccelli, Palermo non sarebbe vittima di quello che viene indicato come “Mostro di Modena”; il legale, che negli ultimi anni ha condotto indagini certosine, non crede all’esistenza di un serial killer, ritenendo che al di là di un collegamento con l’ambiente della tossicodipendenza, non esista questa figura. «Attendiamo di analizzare i reperti che sono tanti, come da verbale», spiega Iannuccelli. E aggiunge: «Oggi si può certamente sapere chi fosse con Anna Maria il giorno del delitto». Quello seguito dall’avvocato Iannuccelli, che ora la famiglia chiede di riaprire, è un caso che ebbe un iter diverso rispetto agli altri. Anna Maria Palermo aveva vent’anni quando, nel 1994, venne trovata cadavere in un canale a Corlo di Formigine. Per lei venne individuato un presunto responsabile, un ex ciclista professionista finito a processo davanti alla Corte d’Assise e poi assolto. Da quel momento il delitto è rimasto irrisolto, e la famiglia da allora aspetta e chiede risposte. Una richiesta che è stata “raccolta” da Iannuccelli che dopo anni di indagini certosine, atti corposi e un lavoro intenso, ha riunito in un fascicolo tutti gli elementi, portati in procura, per chiedere di riaprire il caso. Anche e soprattutto perché oggi, con le tecnologie moderne, gli strumenti a disposizione sono certamente diversi rispetto a trent’anni fa.

La petizione con mille firme

La prossima settimana – come detto – la procura riceverà anche i promotori della petizione che chiede di riaprire le indagini sul Mostro di Modena. La raccolta firme, avviata nei mesi scorsi dall’associazione culturale "I Ricci" di Lodi Vecchio capitanata dalla presidente Laura Curti, ha ormai raggiunto quasi mille sottoscrizioni. E così venerdì 27 la procura “aprirà le porte” al comitato, che depositerà la petizione. «Noi non sappiamo se le indagini verranno riaperte e si arriverà a scoprire i colpevoli - ha detto nelle scorse settimane Curti - Di certo noi le abbiamo ricordate e abbiamo parlato di loro perché le loro storie non vengano dimenticate».

Il giallo irrisolto del “Mostro”

Il primo a ipotizzare l’esistenza del “Mostro” fu Pierluigi Salinaro, all’epoca cronista di nera della Gazzetta di Modena, che parlò dell’esistenza di un serial killer responsabile di otto omicidi avvenuti tra il 1985 e il 1995. Donne spesso definite "ai margini", molte delle quali prostitute o tossicodipendenti. All’epoca la procura portò avanti otto indagini distinte, senza una visione d’insieme. Anche i tentativi successivi di collegare i casi non portarono a risultati concreti. Le otto ragazze furono uccise nell’arco di dieci anni. La prima fu Giovanna Marchetti, il cui corpo venne rinvenuto il 21 agosto 1985. Seguirono gli omicidi di Donatella Guerra (settembre 1987), Marina Balboni (novembre 1987), Claudia Santachiara (maggio 1989), Fabiana Zuccarini (marzo 1990), Anna Abbruzzese (febbraio 1992), Anna Maria Palermo (gennaio 1994) e Monica Abate (gennaio 1995).

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