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Il giallo

Morte di Raffaele Marangio, svolta nelle indagini: non fu omicidio

di Daniele Montanari

	Raffaele Marangio fu trovato morto nella sua casa in via Stuffler
Raffaele Marangio fu trovato morto nella sua casa in via Stuffler

Secondo gli sviluppi delle indagini, il professore si impiccò all’inferriata della finestra nello studio della sua abitazione in via Stuffler a Modena: il 43enne tunisino lo slegò per pietà umana, così il suo corpo scivolò sul pavimento

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MODENA. A meno di colpi di scena, verrà archiviato come un suicidio il giallo dell’estate scorsa a Modena: il ritrovamento il 26 luglio 2025 del corpo senza vita di Raffaele Marangio nello studio della sua abitazione in via Stuffler.

Il giallo

Il corpo dello psicoterapeuta 78enne (docente Unimore in pensione) venne rinvenuto con una cintura stretta attorno al collo ma disteso supino, in una posizione ritenuta innaturale. O meglio, non compatibile in sé con una dinamica di suicidio per impiccagione. Faceva pensare all’intervento di qualcuno. Venne aperto un fascicolo per omicidio volontario, atto dovuto da parte della Procura per permettere alla Squadra Mobile della polizia di Stato di compiere sulla salma del professore tutti gli accertamenti necessari a fare piena luce sulla dinamica legata alla morte. Nel registro degli indagati venne iscritto dopo qualche giorno un 43enne tunisino che era paziente di Marangio, rintracciato in Piemonte. Venne sentito a lungo dagli investigatori, ma a suo carico non emersero mai elementi tali da condurre a una custodia cautelare. È sempre rimasto libero, e tuttora lo è. Sulla salma di Marangio sono stati compiuti approfonditi esami scientifici. È stata trattenuta in Medicina legale per quasi sette mesi, a disposizione nel caso emergessero nuovi elementi investigativi che richiedessero ulteriori esami. Ma non sono stati necessari, e il 14 febbraio i famigliari hanno potuto finalmente dargli l’ultimo saluto. Al contempo, la casa è stata dissequestrata.

La ricostruzione

Elementi tutti che facevano presagire a un’indagine conclusa nella sua sostanza, anche se non ancora nella forma, senza colpi di scena. E adesso si capisce perché. Da quanto emerge, anche gli esami medico legali hanno reso plausibile la ricostruzione dei fatti fornita dal 43enne tunisino. Che sarebbe questa: quella mattina il 43enne quando è venuto a casa di Marangio l’ha trovato impiccato con la cintura all’inferriata della finestra dell’appartamento al piano terra. Anche se da un’altezza limitata, il trauma al collo era stato tale da condurre alla sua morte. La finestra era aperta, e il 43enne si rese conto subito dell’accaduto, rimanendo profondamente turbato. Istintivamente, forse per un sentimento di affetto e pietà verso il professore, il 43enne da fuori casa slacciò la cintura dall’inferriata. E in questo modo il corpo senza vita di Marangio scivolò sul pavimento, finendo nella posizione supina in cui è stato trovato. Era effettivamente una posizione innaturale frutto dell’intervento di una terza persona. Ma che, secondo gli inquirenti, non è stata coinvolta nella dinamica che ha portato alla sua morte. Il tunisino poi sarebbe andato via senza dare nessun tipo di allarme perché non voleva avere guai con la giustizia, non avendo il permesso di soggiorno. In questi mesi non sono emerse altre piste investigative. Bisognerà vedere però se alla luce degli elementi raccolti dagli avvocati a cui si sono rivolti i famigliari della vittima (Luca Brezigar e Domenico Ippolito) la Procura deciderà di disporre ulteriori indagini. Un elemento fondamentale che da subito ha reso dubbiosa l’ipotesi di un omicidio, fu il ritrovamento del telefono di Marangio in casa, regolarmente funzionante. Difficile che un assassino potesse lasciarlo lì.

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