Banda dei portavalori, arrestati due fuggitivi: erano riusciti a scappare dal blitz di Vignola
Catturati a Cerignola: si tratta dell’organizzatore del colpo e di colui che si è occupato della logistica
VIGNOLA. Erano riusciti a fuggire dalla maxi-operazione di Vignola del 18 marzo. La loro latitanza è durata una ventina di giorni. La polizia li ha scovati giovedì a Cerignola, nella loro città di origine. Tornare a casa è stato un passo falso, e gli agenti, dopo giorni di pedinamenti e un’attenta attività di indagine, li hanno arrestati.
I due fuggitivi
Si tratta di due componenti della banda degli assalti ai portavalori. Il 18 marzo erano riusciti a scappare dal blitz dei Nocs tra le campagne vignolesi. Il primo è il capo della banda, classe 1981, pregiudicato per reati contro il patrimonio, a cui viene contestato di essere stato presente, a Vignola al momento dell'irruzione della Polizia e di essere riuscito, in modo rocambolesco, a sfuggire alla cattura. Dalla ricostruzione investigativa l'arrestato appariva essere il reale organizzatore del programmato assalto al furgone portavalori di cui aveva curato i sopralluoghi e le attività preparatorie all'imminente assalto. Il secondo catturato, 36 anni, era colui curava la fase logistica, a Vignola, facendo convergere le armi e i mezzi provento di furto, per operare l'assalto al portavalori. Il gip ha accolto, poi, l'aggravante dell'uso del metodo mafioso, contestata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna a tutti i destinatari di misura, da ravvisarsi nelle modalità paramilitari programmate per l'esecuzione dell'azione di assalto attraverso la predisposizione di temibili mezzi di attacco e difesa attraverso il reperimento e la messa a disposizione del gruppo di armi da guerra con caricatori, esplosivi e materiali combustibili.
La maxi operazione
I banditi si radunano nel fondo agricolo a Vignola, e la polizia controlla quel terreno all’alba con un drone che vola alto e resta invisibile. L’occhio elettronico, come scrivono i colleghi abruzzesi, riprende tutto, anche quando alle 6.27 arriva un tir bianco. Alla guida c’è uno dei rapinatori che scarica il materiale nascosto nel rimorchio: sei taniche di benzina da utilizzare per incendiare i mezzi dopo il colpo e nascondere le prove, ma anche una borsa pesante contenente kalashnikov, una moto-troncatrice per tagliare le lamiere dei portavalori da assaltare. Quando la banda si riunisce, alle 15, a Vignola, la polizia entra in azione e arresta i 14 uomini. Nelle perquisizioni nel covo, trovano giubbotti antiproiettili e veri e propri strumenti da guerra. È proprio per questa organizzazione militare che il giudice Scarpa contesta, per la prima volta in Italia, un reato di recente introduzione l’articolo 628-bis del codice penale, per le rapine commesse da un gruppo organizzato, con pena dai 10 ai 25 anni.