Goldoni, scaduti i termini dell'asta: c'è solo l'offerta dei turchi
Il gruppo Asko è l'unico interessato all’azienda di Carpi: preoccupazione per i tagli di oltre il 50% dei lavoratori annunciati nel piano
CARPI. È soltanto l’offerta del gruppo turco Asko a rimanere sul piatto, dopo che l’asta, indetta per verificare se vi fossero altre offerte da parte di nuovi, possibili, compratori è andata deserta. È scaduto alle 15 di giovedì 23 aprile, infatti, il termine per la presentazione di una “offerta irrevocabile di acquisto migliorativa” per la Goldoni Keestrack, storica impresa di Migliarina di Carpi costruttrice di macchine agricole, comparto in cui è leader mondiale.
Cosa succede adesso
Il professor Rolandino Guidotti, in qualità di esperto, nominato su istanza di Goldoni Keestrack aveva aperto l’asta per verificare se sul piatto vi sarebbero state eventuali offerte migliorative. Un’azione predisposta dopo l’offerta irrevocabile d’acquisto dell’azienda da parte del gruppo turco. Quest’ultima preoccupa molto dipendenti, sindacati e istituzioni. Si auspicavano altre offerte, che però non sono arrivate. Le preoccupazioni derivano dal fatto che al di là del prezzo di otto milioni, Asko si impegna al subentro nei contratti di lavoro per 41 dipendenti, mentre gli attuali lavoratori dell’azienda sfiorano il centinaio. Che ne sarà degli alti 60?
Sull’occupazione, infatti, Asko ha presentato un pesante taglio di personale che supera il 50 per cento. La Fiom Cgil ha fatto presente più volte che il taglio del personale è troppo alto e metterebbe a rischio la continuità produttiva (e quindi occupazionale) dello stabilimento.
La preoccupazione per i tagli
La Fiom Cgil e la rsu hanno subito definito inaccettabile questa proposta ed è stato chiesto più volte di rivedere il numero degli esuberi e approfondire il piano di rilancio industriale ad oggi considerato insufficiente. «Se il piano è quello di un calo così drastico di dipendenti operai ci chiediamo davvero quale sia il piano per il futuro della Goldoni», domandano sindacati e dipendenti.
La proprietà turca prevede una fase di due anni, in cui si dovrà fare un focus per industrializzare e rendere efficiente l’azienda, con lo scopo di non produrre in perdita, era emerso durante i confronti delle scorse settimane. Durante la call si è solo parlato di tagliare i costi per conferire all’azienda un equilibrio finanziario. I turchi chiedono un accordo sindacale, ma la priorità per i lavoratori è che il numero di esuberi debba calare il più possibile.
Regna l’amarezza fra i lavoratori: gli stessi che si ripresero l’azienda dopo la storica lotta che li portò a presidiare lo stabilimento per settimane. Ora la situazione appare ancora più difficile.
