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Il funerale

L’addio ad Alessandro, morto nell’incidente con Paolo Belli: il cantante scrive alla famiglia

di Serena Arbizzi

	Il funerale di Alessandro Magnani, morto nell'incidente con Paolo Belli
Il funerale di Alessandro Magnani, morto nell'incidente con Paolo Belli

A Reggio Emilia il funerale di Magnani, il 41enne investito dall’artista carpigiano in bici: la maglia del Napoli, la sciarpa della Reggiana, un pallone da volley e le canzoni di Max Pezzali per l’ultimo saluto

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REGGIO EMILIA. «Magnaus sapeva creare fraternità ovunque andasse». È un seme che non smetterà di germogliare, quello piantato da Alessandro “Magnaus” Magnani. Almeno 500 persone hanno partecipato al funerale del 41enne, deceduto in seguito all’incidente in cui è stato urtato da una bicicletta condotta dal cantante carpigiano Paolo Belli.

Il funerale di “Magnaus” a Reggio Emilia

Apprezzatissimo come allenatore di volley femminile – da un paio d’anni era nello staff di Progetto Intesa, società di Cadelbosco, nel Reggiano, e numerose ragazze ieri indossavano la maglia della società – molto amato come amico, come figlio, nipote, Magnaus è stato ricordato alla parrocchia dell’Immacolata Concezione alla Crocetta (Reggio Emilia) da tantissime fotografie affisse in chiesa, che ritraggono i numerosi momenti di quella fraternità condivisa che il 41enne sapeva creare. Sul feretro, la maglia del Napoli, la città preferita di Magnaus, e, nella cesta accanto il pallone da volley, la sciarpa granata del Gruppo Vandelli (oltre che del Napoli, Magnani era tifosissimo della Reggiana), un album degli 883: la voce di Max Pezzali ha risuonato con il tributo “Grazie mille” con cui gli amici hanno onorato il 41enne, e “Gli anni”.

Il messaggio di Paolo Belli e l’omelia di don Davide

Ieri mattina Paolo Belli, tramite l’avvocato Roberto Ghini, ha mandato un messaggio di vicinanza umana alla famiglia del 41enne. Nell’omelia, don Davide Poletti ha ricordato come Alessandro abbia «vissuto qui come catechista, giocatore e allenatore i passi della sua fede e della sua vita», ha detto il sacerdote, ricordando che si tratta della «quarta persona giovane per la quale, nel giro di poco tempo, ci troviamo nella nostra unità pastorale a raccoglierci e pregare. È difficile e immagino il dolore che portate dentro per questa morte ingiusta, precoce e violenta. Stringiamoci, preghiamo vicini e sosteniamoci nell’amore». «In questi giorni ho chiesto chi era Alessandro a un amico – ha proseguito don Poletti – Alessandro era cresciuto in via Bismantova, organizzando tornei di pallavolo nei quartieri. Ovunque andasse creava una piccola fraternità. Era un caloroso tifoso della Reggiana, ma soprattutto del Napoli. Ha donato gli organi, tutto ciò che è stato possibile espiantare».

Il ricordo degli amici e l’abbraccio a mamma Lina

«Alessandro ha lasciato dei germogli che i ragazzi si porteranno dietro – ha rivelato la madre di una ragazza allenata da Magnaus – è stato un onore conoscere una persona così straordinaria». Struggente anche il ricordo degli amici, Emanuele Di Silvestro, Massimiliano Beneventi e Francesco Caridi, che indossavano la maglia azzurra, come quella del Napoli, con una foto che li ritrae con Magnaus. «Dentro Magnaus, il soprannome diventato leggenda, c’era tutto il suo modo di essere: le sue chiacchiere infinite, la sua voce, il suo mettersi in gioco, il suo essere napoletano nel profondo e il suo cuore buono – ha detto Emanuele Di Silvestro – viveva i legami in modo intenso e aperto. Quando voleva bene a qualcuno aveva bisogno di sentirlo vicino. Non era capace di voler bene a metà, da lontano. Chi imparava a conoscerlo scopriva una persona autentica, generosa, capace di affezionarsi. Era completamente preso dalla pallavolo e la viveva soprattutto dal punto di vista umano. Non significava solo allenare la tecnica, ma stare vicino a chi allenava e accompagnare nella crescita. Magnaus credeva nelle persone, nei legami e nel valore dello stare insieme. Abbiamo condiviso risate, discorsi, litigate, successi e insuccessi, esperienze e pezzi importanti delle nostre vite. Sono ricordi preziosissimi che pensavamo avremmo continuato a condividere ancora per tanti anni». A margine della cerimonia funebre è risuonata la frase pronunciata da mamma Lina e ai parenti: «Giustizia per Alessandro», nella speranza che sia fatta la massima chiarezza possibile sulla sua morte.

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