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Mostro di Modena, raccolte 700 firme per riaprire il cold case

di Stefania Piscitello

	Anna Maria Palermo
Anna Maria Palermo

Trentadue anni dopo il ritrovamento del cadavere di Anna Maria Palermo in un canale a Corlo di Formigine. La petizione per riaprire il fascicolo “chiude” venerdì 30 gennaio

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MODENA. Sono trascorsi 32 anni da quando il cadavere di Anna Maria Palermo venne trovato in un canale a Corlo di Formigine. Era il 26 gennaio del 1994. La giovane aveva vent’anni ed era stata colpita al petto con dodici coltellate. Un delitto rimasto irrisolto, come quello delle altre donne uccise tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta in provincia di Modena, e attribuite al cosiddetto Mostro di Modena.

La raccolta firme

Un cold case, quello del Mostro, sul quale l’attenzione non si è mai spenta. Tanto che l’associazione culturale “I Ricci” di Lodi Vecchio, capitanata dalla presidente Laura Curti, nei mesi scorsi ha promosso una petizione per chiedere alla Procura di riaprire il caso e procedere a una revisione complessiva dei fascicoli relativi alla serie di femminicidi. La raccolta firme ha raggiunto ieri quota 700 sottoscrizioni. A dicembre l’iniziativa è stata sostenuta anche dalla Conferenza delle Donne del Pd di Modena. Ma il tempo stringe: c’è tempo fino al 31 gennaio per firmare. Ancora una settimana. La richiesta di riaprire il fascicolo relativo ad Anna Maria Palermo era arrivata già nei mesi scorsi da parte della famiglia della giovane. I parenti sono assistiti dall’avvocata Barbara Iannuccelli, che ritiene che una rilettura degli atti e l’utilizzo delle nuove tecnologie investigative possano portare a risultati diversi rispetto al passato. Negli ultimi due anni l’avvocata ha condotto un lavoro di analisi dei fascicoli, affiancata da un team di esperti.

Le ipotesi

Da questo lavoro, nei mesi scorsi Iannuccelli ha riferito di essere arrivata a una tesi alternativa rispetto a quella che per anni ha accompagnato i delitti: non ci sarebbe stato alcun “mostro”, nessuna figura seriale riconducibile a tutti gli omicidi. Una posizione che si discosta dall’ipotesi avanzata per la prima volta da Pierluigi Salinaro, all’epoca cronista di nera della Gazzetta di Modena, che parlò dell’esistenza di un serial killer responsabile di otto omicidi avvenuti tra il 1985 e il 1995. Donne spesso definite “ai margini”, molte delle quali prostitute o tossicodipendenti. All’epoca la procura portò avanti otto indagini distinte, senza una visione d’insieme. Anche i tentativi successivi di collegare i casi non portarono a risultati concreti. Il caso di Anna Maria Palermo ebbe un iter diverso rispetto agli altri: per lei venne individuato un presunto responsabile, un ex ciclista professionista finito a processo davanti alla Corte d’Assise e poi assolto. Da allora il delitto è rimasto senza colpevoli. I nomi delle vittime Le otto ragazze furono uccise nell’arco di dieci anni. La prima fu Giovanna Marchetti, il cui corpo venne rinvenuto il 21 agosto 1985. Seguirono gli omicidi di Donatella Guerra (settembre 1987), Marina Balboni (novembre 1987), Claudia Santachiara (maggio 1989), Fabiana Zuccarini (marzo 1990), Anna Abbruzzese (febbraio 1992), Anna Maria Palermo (gennaio 1994) e Monica Abate (gennaio 1995).

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