Il telefono di Daniela Ruggi sarà la chiave del giallo: cosa cambierebbe se fosse nella torre
Il cellulare della ragazza non è mai stato trovato: sarà cercato nella torre di Pignone a Vitriola. Se ci fosse, prenderebbe quota l’ipotesi dell’incidente. Se invece non ci fosse, la pista dell’omicidio si farebbe più forte
MONTEFIORINO. Nuovo sopralluogo di carabinieri e pompieri a Vitriola alla Torre di Pignone, anche con droni, per capire come cercare tra le macerie altri resti di Daniela Ruggi, dopo il rinvenimento del teschio.
Torre tutelata
I carabinieri hanno anche aperto la porta, ma solo per dare un rapido sguardo in vista dell’ingresso che avverrà nei prossimi giorni in condizioni di sicurezza. Le modalità dell’ispezione sono ancora da definire. Nel precedente sopralluogo di sabato si era parlato di necessità di procedere alla demolizione della torre medievale. Ma il proprietario, Alessandro Zecchini, dalle colonne della Gazzetta ha rivolto un appello per salvare l’antica struttura matildica: «C’è il sistema di effettuare le dovute ricerche preservando un bene di grande valore storico e affettivo per la comunità» ha sottolineato.
La torre non è tutelata dalla Soprintendenza, ma a quanto pare c’è un vincolo urbanistico comunale che ne impedisce la demolizione. In particolare, dai primi accertamenti svolti in Comune emerge che dal certificato di destinazione urbanistica risulta che l’antica torre del 1200 è un bene tutelato dal vigente Pug (Piano urbanistico generale) e quindi non può essere abbattuto.
Andrà dunque fatta un’opportuna valutazione da parte della Procura su come disporre l’intervento. Servirà tempo. Anche per questo, è probabile che nei prossimi sopralluoghi si proceda prima a fare le ricerche nel terreno intorno. Poi dentro.
Il telefono
Con tutta probabilità è dentro la torre che si cela la chiave del mistero sulla sorte della 31enne vista l’ultima volta a Vitriola il 18 settembre 2024. Quel giorno reagì male a una visita dei servizi sociali (ne ha sempre rifiutato l’intervento), ebbe un malore, fu portata in ospedale e poi dimessa. Fu riportata a casa alla sera dalla pubblica assistenza. Poi il mistero.
Ogni traccia di lei si perde la sera del 19, quando il suo telefono (quello che in realtà gli aveva dato l’amico Domenico Lanza) ha agganciato per un’ultima volta la cella di Vitriola, poi più nessun segnale.
Può essere proprio questo telefono la chiave del mistero. Un telefono che non è mai stato ritrovato. Se verrà rinvenuto all’interno della torre assieme alle ossa di Daniela, prenderebbe decisa consistenza l’ipotesi che la ragazza il 19, in fuga da tutti, avesse pensato di nascondersi nella torre. E che qui sia morta per un incidente, forse il crollo di pietre o travi in una struttura in condizioni precarie, dove i movimenti di una persona potrebbero aver compromesso un fragile equilibrio statico. Il telefono ha smesso di funzionare la sera: l’incidente potrebbe essere avvenuto al buio, e nel crollo potrebbe essersi rotto anche il telefono. Un eventuale assassino, non avrebbe mai lasciato il telefono della vittima accanto al suo corpo, nella torre.
Se invece vengono ritrovate le ossa ma non il cellulare, prende quota l’ipotesi che il cadavere sia stato portato lì da qualcuno, che poi ha fatto sparire il telefono, con le sue tracce. Perché Daniela non si sarebbe mai separata dal suo telefono.
