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Sicurezza a scuola, scontro tra Negrini e l’assessora Camporota: «School tutor? Un cerotto per la febbre»

di Luca Gardinale

	School tutor e polizia locale davanti alle scuole
School tutor e polizia locale davanti alle scuole

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale attacca, lei replica: «Sfrutta fatti di cronaca solo per fare propaganda politica»

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MODENA. Che l’assessora e le sue politiche non piacciano troppo al principale partito del centrodestra, per usare un eufemismo, è evidente da un po’ di tempo. Questa volta, però, l’assessora comunale di Modena Alessandra Camporota ha deciso di rispondere direttamente alle accuse di Fratelli d’Italia, con un botta e risposta piuttosto duro. Il tema è quello degli School tutor, introdotti dall’amministrazione comunale per tutelare la sicurezza degli studenti negli orari più difficili dopo i numerosi episodi di violenza e bullismo.

L’attacco di Negrini

E ad attaccare l’assessora alla Sicurezza è Luca Negrini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale: «Gli ultimi episodi di violenza avvenuti all’esterno degli istituti scolastici - spiega - rappresentano la lampante certificazione del fallimento della strategia portata avanti dall’assessore, e confermano la totale inutilità degli School tutor». Un affondo che arriva dopo l’ennesimo episodio di violenza, avvenuto mercoledì 18 febbraio davanti al Sacro Cuore, in viale Storchi. «Gli episodi che si sono susseguiti in queste settimane - incalza Negrini - riguardano più istituti e si verificano sistematicamente a ridosso degli orari di entrata e di uscita degli studenti, proprio nei momenti in cui l’attività degli School tutor dovrebbe essere a pieno regime. Eppure la loro presenza non è stata minimamente percepibile, al punto da farci domandare se siano ancora effettivamente presenti. È inoltre necessario ricordare che queste figure, caldamente volute dall’amministrazione e costantemente difese dall’assessora Camporota, non sono altro che privati cittadini, privi di qualifica specifica e senza una formazione adeguata, se non un breve corso e una pettorina. Un aspetto che evidenzia come il loro impiego -aggiunge il capogruppo Fdi - oltre a essere del tutto marginale sul piano dell’efficacia, richieda anche una particolare attenzione sotto il profilo della tutela degli stessi operatori. Gli School tutor si muovono infatti in un’enorme zona grigia, nella quale non dispongono di alcuna qualifica né di reali strumenti di intervento. In caso di episodi di violenza, rischiano non solo conseguenze fisiche, ma anche di trovarsi esposti sotto il profilo della copertura e delle responsabilità, proprio a causa dell’ambiguità di una figura dai compiti estremamente limitati. Secondo Negrini, insomma, «mettere in campo gli School tutor per contrastare la violenza davanti alle scuole è paragonabile a mettere un cerotto per curare la febbre».

La replica di Camporota

Parole a cui questa volta l’assessora ha deciso di replicare: «I due episodi citati dal consigliere Negrini - spiega - sono avvenuti entrambi fuori dagli orari di presidio degli School tutor e in zone non direttamente presidiate dagli stessi, in quanto non di uscita scolastica ma limitrofe, ovvero viale Vittorio Veneto e viale Storchi. Nonostante ciò, in entrambi i casi la risposta delle forze dell’ordine è stata immediata e ha permesso di identificare i protagonisti di entrambi gli episodi. Per quanto riguarda la formazione degli School tutor, tutti gli operatori davanti alle aree scolastiche sono in possesso del certificato di iscrizione degli addetti alla sicurezza nei locali, quindi regolarmente iscritti al registro della Prefettura. Gli otto operatori - ricorda Camporota - sono divisi in quattro pattuglie che dal lunedì al sabato, dalle 11.30 alle 14.30, presiedono il polo Leonardo con le scuole Selmi e Corni, le scuole Wiligelmo e Guarini in viale Corassori, l’istituto Barozzi e la sede del Corni in Largo Aldo Moro. Coordinati dalla polizia locale, che valuta man mano eventuali modifiche a seconda delle esigenze e delle contingenze, gli operatori sono riconoscibili da un giubbino fluorescente e hanno il compito di monitorare e intervenire, in caso di episodi di bassa tensione, oppure di segnalare immediatamente alle forze dell’ordine eventuali situazioni più gravi. Come Comune - aggiunge la titolare della Sicurezza - non possiamo mettere una pattuglia in ogni angolo della città: abbiamo scelto di concentrare le nostre forze negli orari di maggior afflusso scolastico per tutelare il maggior numero possibile di studenti nelle aree più critiche». Questioni “tecniche” a parte, l’assessora replica per la prima volta anche dal punto di vista politico dopo una serie di attacchi ricevuti dal capogruppo Fdi: «Il consigliere Negrini - fa notare Camporota - sfrutta dei fatti di cronaca solo per fare propaganda, screditando l’operato dell’amministrazione, che fa tutto quello che è in suo potere. I controlli esterni che sollecita richiedono uomini che oggi le forze dell’ordine coordinate dal Questore, come denunciato anche dai rispettivi sindacati, non sempre hanno. Quello che auspichiamo è che il ministro dell’Interno - aggiunge Camporota, con un invito implicito a Fdi a farsi sentire con il ministero - mandi sul territorio una quantità di poliziotti sufficiente a far sì che l’amministrazione comunale non debba ricorrere ad altre forme di presidio del territorio. Nell’attesa che questo avvenga - chiude l’assessora - stiamo percorrendo più strade su più fronti: quello meramente repressivo, volto all’identificazione degli autori di episodi di violenza e allo screening delle presenze; quello portato avanti dal tavolo interassessorile che mantiene viva e aggiornata la sinergia con le realtà scolastiche e quello del sostegno al disagio, mediante l’operato dell’educativa di strada e dei vari centri e servizi che il Comune offre per recuperare ed accogliere i ragazzi e le loro fragilità».

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