Omicidio di Modena: «Giorgia sotto choc, non ricorda quasi nulla»
De Martino, 43 anni, è in carcere dopo aver accoltellato Dino D’Ulizia nelle scale delle sua casa in via Tignale del Garda al culmine di una lite per motivi probabilmente legati alla droga: la loro non era una relazione sentimentale, erano amici di lunga data e negli ultimi mesi si frequentavano
MODENA. Giorgia De Martino è sotto choc: ha realizzato solo durante l’interrogatorio di aver ucciso a coltellate Rolando “Dino” D’Ulizia, 44 anni, venerdì all’alba per motivi probabilmente legati alla droga. La donna, che ora si trova al carcere Sant’Anna di Modena, ha collaborato, confessando e dicendo di essere dispiaciuta per quanto avvenuto. Lunedì mattina alle 9 è prevista l’udienza di convalida dell’arresto presso il carcere.
«Confusa e scioccata»
«Ho avuto modo di vederla e di parlarci – racconta l’avvocato d’ufficio Sara Sgarbi (la famiglia ha poi nominato un altro legale di fiducia) – Era molto confusa, ha cercato di collaborare ma era sotto choc. Probabilmente non si era resa conto, ha realizzato dopo quello che aveva fatto e si è detta molto dispiaciuta. Non credo fosse sotto l’effetto di stupefacenti, ma le circostanze precise sono ancora tutte da stabilire».
In un primo momento la donna aveva negato il suo coinvolgimento: dopo aver ucciso Rolando D’Ulizia a coltellate sulle scale del suo condominio in via Tignale del Garda si era cambiata ed era uscita a fare la spesa, lasciandolo cadavere in un pozzo di sangue. Al suo ritorno i carabinieri l’hanno vista arrivare con un carrello, dentro aveva acqua, bistecche e paglia per conigli. La verità è presto venuta a galla.
«Ricordi sbiaditi»
«Non ricorda di essere andata a fare la spesa, è tutto molto confuso nella sua testa in questo momento» aggiunge l’avvocato Sgarbi. De Martino e D’Ulizia, entrambi classe 1982, si conoscevano da una vita «ma non avevano una relazione sentimentale, erano amici» puntualizza l’avvocato. “Dino”, come lo chiamavano gli amici, nel palazzo era stato visto più volte, i vicini hanno riferito di averli più volte sentiti litigare. Entrambi avevano problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti, erano persone fragili e in difficoltà: il movente del litigio poi sfociato in omicidio potrebbe proprio essere legato a questioni di soldi o droga, ma questo solo le indagini degli inquirenti potranno stabilirlo con certezza.
Le liti con i vicini
Giorgia nell’ultimo anno era stata protagonista di diverse liti con i vicini di casa, anche violente. «Ma non era seguita dai servizi sociali o da centri di salute mentale» conclude l’avvocato. Molti avevano paura di lei, cambiavano strada quando la vedevano nel cortile, dove passava spesso con il suo cane di grossa taglia: aveva un grande amore per gli animali. Proprio il cane era stato alla base di numerosi screzi con altri condomini e polizia e carabinieri erano spesso stati chiamati nel condominio. «Lei il suo cane lo chiamava “suo figlio”, lo lasciava libero e se osavi dirle qualcosa lei si scaldava subito e scattava: “non toccare mio figlio” ripeteva» racconta un altro residente del palazzo. «Fino a quando c’era la mamma si comportava normalmente, salutava sempre ed era gentile. Poi dopo la morte della madre era cambiata completamente. Citofonava anche alle 3 di notte, aprivo e mi diceva: “Tuo marito mi guarda male, digli di smetterla”. Solo perché mio marito le chiedeva di togliere i cani quando scendeva con i bambini, loro avevano paura» ha detto una vicina di casa che la conosceva bene. «Questa non era la prima volta, c’era spesso del casino e qui più volte erano intervenuti carabinieri e polizia. Secondo me bisognava fare qualcosa prima che si arrivasse a tanto» ha raccontato un altro abitante del palazzo popolare.
Il cordoglio per “Dino”
Intanto sui social gli amici e i conoscenti hanno espresso tutto il loro dolore per la scomparsa di “Dino”. «Eravamo a scuola insieme alle elementari, li conoscevo entrambi...» commenta sconvolta un’amica di infanzia dei due. «Dino era un bravo ragazzo, anche se aveva smarrito la via qualche volta. Non meritava questa fine, ora giustizia deve essere fatta» conclude un altro amico.
Il 44enne abitava in via Como, non lontano da dove è stato ucciso a coltellate. Qui viveva con la madre e il fratello, che appresa la notizia in tarda mattinata, sono rimasti sconvolti e si sono chiusi nel dolore.
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