Gazzetta di Modena

Il dolore

L’addio a Dino, ucciso a coltellate: «Era buono, aveva un cuore grande»

di Stefania Piscitello

	Il funerale di Dino D'Ulizia
Il funerale di Dino D'Ulizia

Nella chiesa di Santa Teresa a Modena il funerale di D’Ulizia, 44enne ucciso da Giorgia De Martino sulle scale della casa in cui lei abitava in via Tignale del Garda: «È un’ingiustizia»

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MODENA. Gli abbracci, le lacrime nascoste dietro gli occhiali da sole, l’incredulità nel salutare per l’ultima volta il loro “Dino” proprio lì, a una manciata di metri dalla casa in cui fino a due settimane fa lo si vedeva sorridente. C’erano la madre, il fratello e gli amici ieri mattina al funerale di Rolando “Dino” D’Ulizia, il 44enne ucciso a coltellate venerdì 17 luglio all’alba, trovato morto nelle scale di un condominio in via Tignale del Garda a Modena. In carcere con l’accusa di omicidio c’è Giorgia De Martino, 43 anni, che abitava lì e che Dino frequentava.

L’addio

D’Ulizia viveva in via Milano, proprio di fronte alla parrocchia di Santa Teresa. «I suoi amici – così don Giacomo Violi – mi hanno parlato di un Dino buono, sensibile, capace di grande amicizia. La morte violenta rende ancora più difficile affrontare il dolore. Penso alla madre, al fratello, ai tanti amici». E gli amici, quelli di adesso, quelli di sempre, o quelli d’infanzia che lo avevano perso di vista ultimamente ma che continuavano – e continuano – a portarlo nel loro cuore, erano lì ieri.

I ricordi

«Dino vivrà sempre in ognuno di noi. Buon viaggio», così un cartello affisso proprio davanti alla parrocchia. Un piccolo gesto, silenzioso, come la folla composta che ha detto addio al 44enne. «Era un bravissimo ragazzo, un gran lavoratore», lo ricorda un amico. «Ci eravamo persi di vista da tantissimi anni – spiega un’amica d’infanzia – ma ci siamo frequentati dai dieci ai 15 anni. Abitavamo a due passi da qui, nella zona di Santa Teresa e del parchetto. Quando ho saputo di questa tragedia, anche per il modo in cui è avvenuta, ho provato molto dolore. Ripensando a tutti quei momenti ho ricordato un Dino buono: sicuramente entrambi abbiamo avuto una vita che è partita non in discesa. Nonostante ciò lo ricordo come un ragazzino che sapeva dare un sacco amicizia». Fin da piccolo D’Ulizia ha dato prova del suo gran cuore: «Nonostante fossimo così giovani è riuscito a farmi sentire quel senso di amicizia difficile da trovare da adulti, in cui si era pronti subito a farti sentire accolto, come se si diventasse un po’ la famiglia l’uno dell’altro. Ed è un qualcosa che mi sono portata dentro per tutta la mia vita adulta. Ecco, se penso a lui penso a questo: a quell’accoglienza, al cuore molto aperto, a questo tipo di affetto quasi familiare anche se eravamo solo amici». La donna conclude: «Quando ho saputo dell’omicidio ho provato molto dolore: non si dovrebbe morire così anche se la vita non ci aiuta con il contesto o i mezzi che abbiamo. Quindi ho provato un senso di ingiustizia e poi è stato come fare un tuffo nel passato, con la mente che è andata a quel ragazzino che avevo conosciuto a dieci anni».

Il delitto

L’uomo era a casa di Giorgia De Martino a quando verso le 5 di mattina del 17 luglio è scoppiata una lite violenta tra i due, culminata con diversi fendenti scagliati dalla donna al compagno con un coltello di 19 centimetri: per lui non c’è stato nulla da fare. I due si conoscevano da tempo e si frequentavano. Ma, secondo quanto emerso, il loro rapporto, segnato dall’abuso di sostanze stupefacenti (crack in particolare) era molto burrascoso, tanto che i vicini di casa di De Martino hanno riferito di averli spesso sentiti litigare.

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