Attentato di Modena, scontro tra avvocati: «Ecco perché è terrorismo», «Ecco perché non lo è»
Scontro tra legali sulla strage di Salim El Koudri in via Emilia Centro. Deborah De Cicco: «Ha premeditato tutto e ha diretto l’auto per fare più vittime possibili». Fausto Gianelli: «Nessuna rivendicazione, non è credente e passava le giornate al pc»
MODENA. È scontro tra legali sulla matrice dell’attentato commesso da Salim El Koudri il 16 maggio in via Emilia Centro a Modena, quandò entrò con l’auto a tutta velocità da largo Porta Bologna travolgendo 7 persone (una delle quali, Monica Esposito, è morta due mesi dopo in ospedale) e poi scese dell’auto con un coltello ferendo Luca Signorelli, l’uomo che per primo lo rincorse per bloccarlo. L’avvocato Deborah De Cicco, che tutela come parte lesa Giovanni Esposito, il fratello della vittima Monica, già dai primi d’agosto, quando le è stato conferito il mandato, sostiene che l’azione compiuta da El Koudri fu innanzitutto lucida e consapevole. Poi tale da configurare un attentato terroristico, sulla base di diversi elementi. L’avvocato Fausto Gianelli, difensore di El Koudri, sottolinea come anche oggi, a più di quattro mesi dai fatti, non siano emersi elementi oggettivi a sostegno dell’ipotesi di un attentato terroristico. Tanto che la Procura non ha mai contestato al 31enne quel reato, mentre gli ha contestato nel reato di strage l’aggravante della morte di una persona, Monica Esposito. In caso di condanna, l’unica pena prevista in questi casi è l’ergastolo.
De Cicco: «Perché è terrorismo»
- PROGRAMMAZIONE. «El Koudri ha pianificato la sua azione - sottolinea - è uscito di casa con l’intenzione di fare quello che ha fatto, intenzione rimasta per tutti i 20 km del tragitto da Ravarino a Modena. Ha scelto di andare a colpire in centro storico in un orario di affollamento quale quello del pomeriggio di un sabato di primavera, con tante persone in giro per lo shopping. E lo ha fatto chiaramente per colpire più gente possibile. Ha scelto con cura luogo e momento, per avere il maggiore impatto possibile. Non sarebbe stata la stessa cosa in un altro punto della città, e in un altro giorno».
- IL COLTELLO. «A conferma della volontarietà dell’atto e dell’intenzione di ferire e uccidere, c’è il fatto che prima di uscire di casa ha preso con sé un coltello da cucina, evidentemente per colpire le persone».
- I MARCIAPIEDI. Nei video che riprendono la folle corsa dell’auto di El Koudri in via Emilia centro, si vede chiaramente un cambio di traiettoria verso i marciapiedi: prima quello a destra, e poi quello a sinistra. «Questo denota chiaramente - nota l’avvocato De Cicco - la volontà di travolgere pedoni e gente in bicicletta. È andato a "cercare" apposta altre vittime, non gli bastavano quelle che incontrava in strada. Voleva fare il maggior numero possibile di vittime, proprio come i terroristi».
- GLI ULTIMI ISTANTI. «Nonostante El Koudri avesse già travolto diverse persone, ha cercato di rimettere in moto la sua auto dopo l’impatto, per continuare la sua corsa e fare altre vittime. Quando ha visto che l’auto non ripartiva, è sceso ed è scappato a piedi, ma non prima di aver preso il coltello, evidentemente pronto ferire e uccidere ancora».
- LO “STUDIO”. Dall’esame della navigazione internet, è emerso che il 31enne soprattutto nei tre mesi precedenti, ma anche prima, aveva visionato più articoli e video di attacchi terroristici: «Si è documentato su Bin Laden e l’11 settembre, la strage del 2011 sull’isola di Utøya e a Oslo, l’attentato alla sede di Charlie Hebdo del 2015 a Parigi, l’attentato di Manchester del 2017 e quello del 2026 in Germania. Aveva studiato gli attentati terroristici già compiuti per essere pronto a commetterne un altro».
- AZIONE SIMILE. «Lanciandosi con la sua auto sulla folla in centro a Modena, El Koudri ha compiuto un’azione del tutto similare a quella di altri attacchi terroristici riconosciuti come tali - chiosa l’avvocato De Cicco - è evidente che aveva concepito anche il suo atto come terroristico. Ha fatto tutte le azioni prodromiche a un attentato, e poi l’ha messo in opera con determinazione, fino agli ultimi istanti in cui è stato libero di operare, fino a quando non è stato bloccato dai passanti mentre fuggiva e arrestato dalla polizia».
Gianelli: «Perché non è terrorismo»
- LA PROCURA. «Per prima cosa, a El Koudri non è mai stata contestato l’atto terroristico - sottolinea Gianelli - il procuratore capo Masini, che sta conducendo le indagini in modo estremamente approfondito, come è uso fare, non ha mai ritenuto che si configuri quel tipo di reato».
- IL MINISTRO. Va ricordato che anche il ministro dell’Interno Piantedosi, all’uscita di un vertice tenuto in Prefettura il giorno dopo la strage, affermò che non si trattava di un attentato terroristico di natura islamica.
- NESSUNA RIVENDICAZIONE. Altro elemento di rilievo è il fatto che sia nell’immediatezza dell’attentato, che a mesi di distanza, nessuna organizzazione islamica ha rivendicato la strage di Modena come un attentato. Elemento fortemente dissonante questo rispetto a diversi altri attentati nel mondo. «Oltre a ciò - evidenzia Gianelli - c’è il fatto che nemmeno El Koudri ha rivendicato quanto compiuto come un atto terroristico. Non lo rivendica in nessun video e, si badi bene, non lo preannuncia nemmeno in un video, come accaduto invece in attentati di natura terroristica».
- CONTATTI. Nonostante abbia visionato notizie e video di attentati, ad oggi non c’è prova di collegamenti tra El Koudri con associazioni terroristiche di stampo islamista. Ma neanche con semplici associazioni islamiche: «Non risulta un solo messaggio, né una mail, né una telefonata» rimarca Gianelli.
- LA RELIGIONE. «El Koudri da tempo si professa ateo - ribadisce Gianelli - non prega mai e da 12 anni non frequenta centri di preghiera islamica. Non solo non c’è mai entrato, ma non risultano nemmeno contatti con frequentatori. In aggiunta a questo, in tutti i suoi video non compaiono mai le parole Allah, Corano, profeta, islam e via dicendo. Per inciso, non parla nemmeno l’arabo. Non c’è nessun riferimento alla religione, che quindi non può essere ritenuta alla base di ciò che ha compiuto».
- INTERNET. «È vero che El Koudri ha cercato e visionato sul web notizie e filmati relativi ad attentati, ma queste ricerche secondo gli stessi inquirenti costituiscono una parte del tutto residuale del traffico. Potremmo dire attorno all’1%. E ricordiamo che era una persona che passava tutta la sua giornata davanti al pc, soprattutto per il gioco online. E questo traffico residuale è sempre stato fatto su siti pubblici, mai alla ricerca di associazioni misteriose. Non aveva nessun dominio collegato all’11 settembre, semplicemente aveva dato quel nome a uno degli indirizzi email che usava. Ne utilizzava diversi anche per poter accedere a delle promozioni. Il 99% delle sue ricerche online erano collegate a donne e gioco».
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